Agenzie di rating: chi sta dietro ai grandi giudici del merito creditizio?

  • Commenta
  • Condividi
  • Email
  • Stampa

agenzie rating chi sta dietro

I nomi Capital World Investment, Vanguard Group, BlackRock, State Street probabilmente, almeno alla maggior parte dei risparmiatori piccoli o medi, non diranno granchè. Tuttavia – stando a quanto afferma Bloomberg – sono proprio queste le ragioni sociali che si celano dietro le principali agenzie di rating del mondo, nel cui capitale figurerebbero alcuni tra i più importanti operatori finanziari del globo.

La Capital World Investment, ad esempio, è contemporaneamente azionista di riferimento della Standard & Poor’s (10,26%) e il secondo maggior socio di Moody’s (12,60%). Lo stesso dicasi per i fondi di cui sopra, che insieme ad altri fondi e altre banche sono azioniste delle società di rating di riferimento mondiale.

Ma quale è la contraddizione? Il conflitto di interessi appare piuttosto palese: i principali azionisti delle agenzie di rating sono altresì quei soggetti che – proprio grazie ai giudizi delle agenzie di rating – scelgono quali prodotti finanziari acquistare.

Ma non solo. Alcune tra le principali agenzie di rating sono di fatto finanziate dalle stesse società che vanno a valutare. Uno scenario che rischia di minare alle fondamenta dei colossi dei rating la propria credibilità. Ad ogni modo, Standard & Poor’s, Fitch, Moody’s, si difendono sostenendo di avere milioni di clienti in tutto il mondo, e che la contribuzione finanziaria di uno solo dei soggetti analizzati è pressochè ininfluente per il loro bilancio.

Una obiezione che spegne parzialmente i fuochi delle polemiche, lasciando il cerino in mano ai primi contestatori: è indubbio, infatti, che le società azioniste delle agenzie di rating effettuino i propri investimenti sulla base dei giudizi assegnati agli istituti analizzati dall’una o l’altra agenzia, che con il proprio operato sono pertanto in grado di influenzare le decisioni dei fondi.

I fondi di investimento operano infatti sulla base di mandati piuttosto precisi. Alcuni di loro non possono acquistare titoli con rating inferiore alla tripla B: quando un bond viene declassato al di sotto di tale soglia, i fondi dismettono il titolo relativo, con ciò che ne consegue.

Una rete di relazioni che rischia di generare gravi conseguenze per la stabilità finanziaria internazionale.

Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook

Mar 17/01/2012 da Roberto Rossi in

Commenta

Ricorda i miei dati

Pubblica commento