Aiuti Bce solo alle banche (e i cittadini stanno a guardare)

Ieri abbiamo analizzato l’intervento della Banca Centrale Europea in favore dei sistemi bancari nazionali e, nel complesso, dell’interno mondo creditizio del vecchio Continente. Intervento volto a consentire un facile rifinanziamento degli impieghi in scadenza, con possibilità di beneficiare di uno straordinario (per alcuni, coraggioso) sostegno dell’istituzione di Mario Draghi, soprattutto per quanto concerne la dilazione temporale (3 anni).
Ma gli aiuti della Banca Centrale Europea, ricordiamo, sono indirizzati sostanzialmente alle banche, e scarsamente agli Stati e ai cittadini. Pertanto, come d’altronde doveroso per un’istituzione monetaria, difficilmente nell’attuale quadro delle cose la Bce potrà riuscire nel compimento di un’operazione di salvataggio dell’eurozona.
Primo motivo: la Bce non ha i numeri per salvare l’Europa. Anche ammettendo – come, ripetiamo, è corretto – che la Banca centrale abbia come unico obiettivo quello di salvare le banche, occorre fare i duri conti con la realtà. Le passività degli istituti di credito continentali sono straordinariamente elevate rispetto alle possibilità della Bce. Pertanto, il beneficio che l’intero sistema bancario potrà trarre dalle azioni della Bce, sarà molto limitato.
Secondo motivo: i crediti delle banche perdono qualità. A quanto sopra occorre aggiungere che i crediti delle banche sono sempre più deteriorati, con estreme criticità sul fronte patrimoniale. Secondo i dati Liuc, le banche detengono in portafoglio crediti deteriorati per il 12% degli impieghi: in tutto, 103 miliardi di euro. Non proprio briciole.
Terzo motivo: non c’è liquidità. Le banche non riescono a reperire liquidità a buon mercato e, probabilmente, non riusciranno nell’intento nemmeno nei prossimi mesi, con conseguenti aumenti delle difficoltà gestionali.
Come salvare l’Europa? Ma in che modo la Bce potrebbe, dunque, alleggerire la situazione del vecchio Continente? La ricetta, piuttosto complicata, potrebbe prevedere nuove elargizioni al sistema bancario, inducendo gli istituti di credito a procedere nell’acquisto di titoli di Stato. Con tutti i limiti e i pericoli che questo potrebbe comportare.
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Ven 23/12/2011 da Roberto Rossi in Banca Centrale Europea, Banche











