Banche, facciamo chiarezza sulla ricapitalizzazione

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Chrome Elk, Michigan Avenue, Chicago, USA

In questi giorni si è parlato molto dell’esigenza di ricapitalizzare le banche. Una necessità dovrebbe permettere, nel breve termine, di poter giungere a un effettivo rafforzamento patrimoniale degli istituti di credito, con beneficio conseguente per l’intero sistema bancario nazionale e internazionale, e per l’equilibrio economico di macrosistema. Ma la confusione sul tema ci sembra che persista. Cerchiamo allora di fare un pò di chiarezza con questo nostro breve riepilogo.

Innanzitutto, facciamo un pò di storia: negli ultimi tre anni i governi di tutto il mondo hanno dovuto supportare il sistema bancario con aiuti pubblici per oltre 5 miliardi di euro, di cui quasi 2 nel solo vecchio Continente, e più di 2,8 negli Stati Uniti. Un sostegno che ha legittimato una sostanziale e rinnovata spinta delle parti pubbliche nei confronti di una migliore trasparenza dei conti bancari.

A proporre numeri concreti in merito alla ricapitalizzazione delle banche europee (cioè, alla necessità di aumentare il patrimonio netto con nuovi apporti di denaro) è stata l’Autorità bancaria europea (Eba), secondo cui dovrebbero essere necessari circa 107 miliardi di euro per poter rispettare il livello di Core Tier 1 del 9%.

La maggior parte dei fondi necessari per la ricapitalizzazione delle banche europee dovranno essere trovati in Grecia, dove non basteranno 30 miliardi di euro per rispettare il target di cui sopra. Per le banche spagnole saranno invece sufficienti poco più di 26 miliardi di euro, 14,7 miliardi per quelle italiane, meno di 9 miliardi per le francesi, circa 5 per le tedesche.

Proprio la stima di cui sopra, che sembra essere particolarmente penalizzate per le banche italiane, non è stata gradita dagli istituti di credito della Penisola. Protagonista del malcontento è soprattutto Unicredit, che dovrà ricapitalizzare per oltre 7,3 miliardi di euro. L’altra big nostrana, Intesa Sanpaolo, non necessità invece di sostanziali aggiustamenti grazie a un precedente e tempestivo aumento di capitale.

Tuttavia, uno degli allarmi più chiari è stato proprio lanciato da Intesa Sanpaolo, che con il suo presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli, ha dichiarato che se i criteri di ricapitalizzazione stabiliti dall’Eba dovessero trovare conferma (l’Abi li ha comunque contestati), “accentueranno il rischio di restrizione del credito, senza tra l’altro incidere sul vero problema, che è una crisi di fiducia”.

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Lun 07/11/2011 da Roberto Rossi in ,

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