Cosa sono gli Eurobond? Ecco la definizione

Negli ultimi mesi si è discusso in maniera piuttosto intensa sulla necessità di predisporre adeguati strumenti “anti-crisi”. Tra le soluzioni maggiormente suggerite per cercare una pronta risoluzione delle difficoltà, qualcuno ha cercato di spingere l’Europa verso la strada della pianificazione degli eurobond. Una soluzione che non ha trovato consensi unanimi, ma che potrebbe costituire davvero una scialuppa di salvataggio piuttosto interessante. Ma siamo sicuri di sapere esattamente cosa siano gli Eurobond?
Ecco la nostra guida a uno dei temi che più di ogni altro potrebbe caratterizzare la finanza e l’economia internazionale in questo 2012.
Cosa sono gli Eurobond
Gli Eurobond sono (sarebbero!) dei titoli di debito pubblici, emessi da uno dei 17 Paesi dell’Eurozona, ma sottoscritti da tutti gli Stati membri. In questo modo, in altri termini, viene garantita la solvibilità congiunta dello strumento finanziario, riducendone il rischio associato.
Il meccanismo degli Eurobond è, pertanto, apparentemente molto semplice: il titolo emesso dallo Stato membro avrà un valore nominale, una scadenza e un tasso di interesse il cui corso non potrà che essere inverso al prezzo del titolo, sulla base del quale verrà staccata la cedola (eventuale, e non presente nella versione zero coupon).
Perchè alcuni Stati sono favorevoli
Alcuni Stati (soprattutto quelli più in crisi) sono evidentemente favorevoli al lancio degli Eurobond. La soluzione va ricercata nel costo del rifinanziamento: alcuni Paesi, infatti, a causa della crisi finanziaria consolidata e alla contrazione del credito internazionale, fanno i conti con costi di indebitamento particolarmente salati.
A dimostrazione di ciò, basti osservare l’andamento degli spread, ovvero il differenziale di rendimento dei titoli di Stato nazionali da quelli della Germania, considerati i più sicuri e, pertanto, ben in grado di rappresentare il benchmark di riferimento.
Applicando gli Eurobond i costi di rifinanziamento per i Paesi più deboli dovrebbero scendere drasticamente, con conseguente beneficio per il proprio debito pubblico (in virtù del pagamento di minori interessi). Gli investitori, garantiti dalla maggiore solidità del titolo, dovrebbe essere più propensi all’operazione di impiego, generando un circolo virtuoso che permetterebbe nel medio termine al titolo di “reggersi” da solo.
Perchè alcuni Stati sono contrari
Di contro, vi sono alcuni Paesi, come la Germania, che non necessitano degli Eurobond, poichè i loro costi di indebitamento sono piuttosto bassi. Pertanto, ecco che alcuni Paesi più virtuosi di altri temono che l’applicazione degli Eurobond possa costituire un significativo aggravio per il proprio bilancio nazionale, senza alcun beneficio conseguente.
In altri termini, alcuni Stati non in difficoltà finanziarie non vedono di buon occhio il doversi far carico delle criticità altrui.
Chi dovrebbe gestire gli Eurobond
La gestione degli Eurobond verrebbe sottratta ai singoli Stati nazionali, e affidati a un organismo europeo creato appositamente. Probabile, tuttavia, che per accorciare i tempi e l’organigramma si possa autorizzare e accreditare alla gestione degli Eurobond un organismo come la società lussemburghese che è collegata al Fondo europeo di stabilità finanziaria o il Fondo Salvastati.
Si faranno o no?
Difficile capire se gli Eurobond prenderanno o meno piede, visto e considerato che l’ipotesi di un titolo sovrano garantito su scala internazionale risale da 50 anni fa. L’argomento, ritenuto troppo complesso, era stato accantonato per decenni e, quindi, negli anni 90 e con l’avvicinamento del lancio della moneta unica, ripreso in maniera piuttosto timida. All’epoca infatti i costi di indebitamento erano piuttosto bassi e, di conseguenza, non si avvertiva la necessità di lanciare un simile strumento finanziario.
Con lo scoppio della crisi, tuttavia, il tema degli eurobond è stato riproposto con vigore.
Come ricorda un recente approfondimento de La Stampa, “a novembre dello scorso anno la Commissione europea ha presentato un «Libro verde», nel quale sono contemplate tre formule. «Eurobond completi con responsabilità solidale», che prevede la completa sostituzione dei titoli nazionali e la responsabilità solidale e illimitata di ogni stato membro. Questo modello favorisce stabilità e integrazione, elevando però il rischio di azzardo morale che richiederebbe notevoli modifiche ai trattati dell’Unione. La seconda ipotesi è di un «Eurobond parziali con responsabilità solidale», che prevedono la sostituzione di una parte del debito nazionale decisa calcolata come percentuale sul Pil. Infine, gli «Eurobond parziali senza garanzie solidali», ovvero senza responsabilità congiunta che minimizza l’azzardo morale: questa opzione non necessita di modifiche robuste ai trattati, ma rischia di creare una restrizione di accesso per alcuni Paesi membri”.
Ma a che punto è il dibattito? Sempre secondo quanto riporta il quotidiano torinese, “i sostenitori degli Eurobond sono stati il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e Giulio Tremonti. Sulla stessa linea si sono schierati Hollande e il suo ministro delle Finanze, Pierre Moscovici, Monti, il presidente della Bce, Mario Draghi, il premier spagnolo, Mariano Rajoy. Si rafforza così il pressing nei confronti del cancelliere Angela Merkel e del suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, oppositori a oltranza. Ma la partita decisiva potrebbe giocarsi in Grecia col ritorno alle urne”.
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Dom 01/07/2012 da Roberto Rossi in Obbligazioni











