Crescita, Draghi lancia l’allarme globale: ma che fare?

In una recente intervista rilasciata al Financial Times, il numero 1 della Banca Centrale Europea lancia l’allarme crescita su scala globale, auspicando un ripristino della disciplina fiscale nell’area euro, e incrementando i ritmi per l’attuazione del c.d. Efsf, il fondo salva Stati, che potrebbe giungere in soccorso delle economie nazionali più duramente colpite dalla crisi.
“Abbiamo bisogno di un sistema finanziario più resistente, con meno debito e più capitale” – esordisce Draghi, per poi ricordare come – “ci sono stati progressi nel definire le nuove regole”. Al giornalista che gli chiedeva, più puntualmente, che cosa la Bce avesse intenzione di fare per sostenere gli Stati, il presidente Bce ha risposto che il programma di acquisto dei bond nazionali non è infinito, e che l’istituzione monetaria da lui rappresentata “deve agire e agirà sempre nel rispetto del proprio mandato”.
Ma cosa c’è da fare per rilanciare la precaria condizione dell’Eurozona? Draghi sembra avere in mente una ricetta ben precisa, che passa prioritariamente dal fondo salva Stati: gli istituti di credito decideranno “in totale indipendenza cosa fare con i fondi”.
Il presidente della Bce è poi intervenuto sul delicato tema degli stress test condotti dall’Eba: l’autorità bancaria europea ha effettuato delle valutazioni piuttosto severe sugli istituti di credito italiani, e l’Abi ha risposto in maniera seccata, affermando che l’Eba avrebbe lanciato una sorta di campagna anti-tricolore, favorendo invece i partner bancari francesi e tedeschi.
Draghi ha fornito una risposta tiepida, evidenziando come l’ideale sarebbe stato produrre prima l’entrata in vigore dell’Efsf, e poi la ricapitalizzazione delle banche. Non ha invece voluto commentare le polemiche tra l’Associazione dei banchieri italiani, e la rappresentanza europea.
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Lun 19/12/2011 da Roberto Rossi in Europa, Eurozona











