Crisi banche, la salvezza è l’oro?

In caso di aggravamento ulteriore della crisi banche italiane, c’è un’ultima speranza, una scialuppa di salvataggio che dalle parti del Tesoro, in questo momento, stanno certamente valutando. L’arma a disposizione dello Stato è l’oro contenuto nei forzieri di Bankitalia. Una enorme quantità di metallo prezioso, che potrebbe essere presto utilizzata per poter stabilizzare la situazione patrimoniale degli istituti di credito italiani.
Secondo le ultime rilevazioni, infatti, nelle casse della Banca d’Italia vi sarebbero ben 2.450 tonnellate d’oro, in grado di rendere l’Italia il terzo Paese al mondo con le maggiori riserve di tale metallo dorato dopo Stati Uniti e Germania, e la quarta istituzione dopo le sopra citate nazioni, e il Fondo Monetario Internazionale.
Un volume di risorse che, al cambio attuale, equivarrebbe alla straordinaria di cifra di 110 miliardi di euro: una somma da non dilapidare, certamente, ma che può essere messa a frutto attraverso una serie di azioni congiunte o disgiunte.
Svendere le riserve auree sarebbe infatti un segnale piuttosto nocivo conferito ai mercati finanziari internazionali, che rischierebbe di gettare altra cattiva luce su Roma. Ma cercare di analizzare opportunamente in che modo sfruttare i forzieri di Bankitalia non è certo una pazzia (ci pensarono, a suo tempo, prima Prodi e poi Tremonti).
Ma come utilizzare e mettere a frutto l’oro custodito dalla Banca Centrale? I modi sono tanti, ma tre sembrano essere le strade in esame:
1) indurre la Banca d’Italia a sottoscrivere le obbligazioni private degli istituti di credito, a loro volta partecipanti al capitale sociale della Banca Centrale
2) permettere alle banche private di emettere obbligazioni garantite dall’oro
3) consentire a Banca d’Italia di consolidare le plusvalenze derivanti dalla quotazione dell’oro, e usare tali fondi per ricapitalizzare gli istituti di credito nazionali.
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Mar 08/11/2011 da Roberto Rossi in Banche, Crisi Economica











