Crisi euro, ecco chi salverà la moneta unica

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La domanda che da settimane angoscia le menti degli osservatori finanziari è: chi salverà l’euro? E, soprattutto, a che costo verrà raggiunto il salvataggio della moneta unica europea? Cerchiamo di comprendere quali possano essere le principali soluzioni che nel corso dei prossimi mesi potrebbero trovare concreta applicazione, risollevando il vecchio Continente dalle difficoltà attuali.

Ecco i principali candidati al salvataggio della nostra moneta:

  • Banca Centrale Europea: la BCE sta già intervenendo in misura significativa sui mercati, andando ad acquistare i titoli di Stato dei Paesi principalmente colpiti da questa lunga ondata di crisi. L’istituto di Mario Draghi ha già fatto incetta di Btp e Bonos, ma non è detto che tale politica possa trovare sostenimento nel medio lungo termine. Effettivamente (sostengono alcuni osservatori rilevanti) non è nemmeno corretto che la Banca Centrale Europea si faccia carico dei problemi nazionali. E, oltre a non essere corretto, l’intervento della BCE non sarà comunque nè sufficiente, nè duraturo.
  • Fondo Monetario Europeo: alcuni tra i membri dell’Eurozona (la Germania stessa si è detta più che possibilista) stanno spingendo per la realizzazione di uno strumento alternativo di salvataggio dei Paesi. Un Fondo Monetario Europeo che possa coordinare altresì le varie politiche di bilancio dei Paesi membri, in un’ottica di sviluppo congiunto. Il problema in questo caso è legato soprattutto ai tempi di realizzazione della manvora, che non si preannunciano brevi.
  • Bond franco-tedesco: una delle indiscrezioni più insistenti degli ultimi giorni è quella che vedrebbe Parigi e Berlino alleate nell’emissione di un’obbligazione comune. Un titolo di debito appartenente alle nazioni più solide del vecchio Continente, con la Germania che garantirebbe in tal modo anche il debito della Francia, e permettere alla moneta unica di continuare a esistere.
  • In tutte le scelte di cui sopra, appare chiaro come la vera chiave di svolta della crisi sia costituita dalla Germania, l’unica vera economia in grado di trainare i Paesi membri (in maggiore difficoltà, e non solo) al di fuori di questa ondata di crisi. Una “germanizzazione” del Continente, di cui si parla con sempre maggiore insistenza. Ma a che rischi?

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