Crisi Euro: la Lira ci farà uscire dalle difficoltà?

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crisi ritorno lira

Può il ritorno della Lira farci uscire dalle difficoltà economiche? La prospettiva di un ritorno del vecchio conio, oggi ancora lontana (ma meno di quanto lo fosse appena qualche settimana fa), viene sollevata da alcuni analisti come la strada ideale per la risoluzione delle criticità della finanza nazionale. E’ fantascienza monetaria? O è davvero un’ipotesi realizzabile?

Ma cosa accadrebbe con il ritorno della Lira? Un ritorno alla vecchia moneta non è certamente un passaggio molto agevole. Innanzitutto, si dovrebbe fissare un cambio con l’euro attuale, e una politica gestionale non solo relativa al momento dello switch tra le due valute, ma anche e soprattutto previsionale. Se infatti il momento del cambio potrebbe essere facilmente superabile con la parità (un rapporto 1 a 1), occorrebbe comprendere in che modo la politica monetaria della Banca d’Italia saprà orientarsi nella gestione dei cambi con le altre monete (lasciare libere le fluttuazioni nei confronti delle altre valute? O intervenire in maniera incisiva per “guidare” il cambio)?

Il ritorno alla Lira potrebbe certamente porre le basi per una svalutazione della nuova (vecchia) valuta nazionale. Una situazione che potrebbe certamente deprezzare gli asset nazionali, con in cambio un presumibile rilancio delle esportazioni, ed effetti potenzialmente molto pericolosi sul fronte dell’inflazione.

Insomma, scelte non certamente semplici da applicare, soprattutto poichè il tempo a disposizione della nostra economia non sembra certamente infinito. Eppure c’è chi teorizza che proprio le prossime settimane sarebbero sufficienti a predisporre il passaggio tanto desiderato da alcuni, e temuto da tanti. La data del 1 gennaio 2012 potrebbe infatti costituire una scelta ideale per lo switch tra le due monete, considerato che i giorni di festa potrebbero ridurre i pregiudizi contabili e amministrativi del sistema bancario.

Fantascienza monetaria, ripetiamo. Ma a volte anche i progetti rinchiusi nell’ambito dell’utopia, possono realizzarsi.

Mar 29/11/2011 da Roberto Rossi in

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Gabriele Damiani 30 novembre 2011 21:48
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Sganciarsi dall’euro con una conversione è poco pratico e avrebbe effetti di notevole gravità (fuga di capitali, per chi può permetterselo, e sin dall’inizio una svalutazione eccessiva della nuova moneta nazionale). Sarebbe invece molto meglio che lo stato provveda semplicemente, dal momento che gli è sempre più difficile indebitarsi e la Bce non può finanziarlo con lo scoperto di tesoreria, a emettere biglietti di stato, o biglietti del tesoro, con i quali pagare le sue spese e dando ad essi pieno valore legale (accettandoli cioè a saldo delle tasse). Tutti i contratti già posti in essere, inclusi i depositi bancari, rimarrebbero denominati in euro e l’euro potrebbe continuare a circolare insieme ai biglietti di stato. Si verificherebbe in sostanza una concorrenza tra le due monete, libere entrambe di circolare all’interno della stessa nazione, un po’ come von Hayek suggeriva tanti anni fa. Naturalmente, la legge di Gresham (la moneta cattiva scaccia la buona), opererebbe a tutto spiano e ognuno preferirà tenere in deposito gli euro e usare i nuovi biglietti di stato per gli acquisti. Il tasso di cambio tra le due valute lo deciderà il mercato. Se lo stato si farà prendere dalla frenesia tipografica e stamperà i nuovi biglietti a ritmi frenetici, di sicuro la parità con l’euro andrà a farsi benedire a velocità pari se non superiore.
Gli unici contratti preesistenti da convertire nella nuova moneta, altrimenti l’intera operazione non avrebbe senso, sono quelli relativi alle obbligazioni pubbliche. Lo stato dovrà dichiararsi disposto a pagare alla scadenza i titoli del suo debito solo ed esclusivamente con la nuova valuta e sempre a un tasso di uno a uno con l’euro, salvo riservarsi il diritto di scegliere quali creditori pagare e quali no. Insomma, sarà una mezza bancarotta, ma gli stati che affogano nei debiti, come i drogati affogano nella schiavitù del vizio, non hanno scelta.

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