Crisi Grecia: l’haircut non serve, il Paese è in default

L’haircut sul debito sovrano greco (ovvero, la svalutazione del debito nazionale nella misura del 50%), non serve a niente. O quasi. A dirlo è Fitch, una delle tre principali agenzie di rating al mondo, secondo cui anche dopo il netto dimezzamento del valore nominale del debito, Atene rimarrà comunque eccessivamente indebitata. La crisi della Grecia è pertanto ben più profonda dell’evidente.
Il documento che l’agenzia di rating ha pubblicato sulla Grecia appare d’altronde impietoso. Il piano di swap sui titoli di stato ellenici, infatti, per Fitch è da considerarsi un pieno sinonimo di default, che porterebbe il rating post fallimento alla fascia B dei giudizi di rating, o addirittura su un gradino inferiore.
Il documento di Fitch segnala inoltre lo scarso convincimento sulla volontà del governo greco a fare di tutto per evitare il default. In altri termini, la stessa Grecia non appare troppo convinta nel voler mettere in atto le strategie di austerity che potrebbero consentirle di galleggiare nel grande mare delle criticità.
A questo punto per salvare la Grecia – continua Fitch – servirà uno straordinario impegno da parte dei creditori privati, che non è detto che vogliano sacrificarsi per aiutare la ristrutturazione del debito di Atene. Per riportare il debito pubblico greco al 120% del Pil entro il 2020, inoltre, tutto ciò potrebbe non bastare. Secondo Fitch l’haircut sarebbe dovuto essere ben più pesante (pari all’85%). Insomma, pare che ne vedremo ancora delle brutte.
Lun 31/10/2011 da Roberto Rossi in Crisi Economica











