Debito pubblico, Corrado Passera: “La Cassa depositi e prestiti farà crescere l’Italia

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Ridurre il debito pubblico e favorire la crescita economica italiana: due comandamenti importanti, ma non certo semplici da realizzare, anche in un contesto come quello post – liberalizzazioni, che secondo i tecnici più ottimisti dovrebbe comportare uno sviluppo del prodotto interno lordo pari ad almeno 1,5 punti percentuali rispetto allo scenario ex ante.

Sulla riduzione del debito è recentemente intervenuto il Ministro dello Sviluppo Corrado Passera, che ha annunciato il pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni con nuovi Bot per circa 70 miliardi di euro. Una mossa che potrebbe sembrare astuta, anche se la spada di Damocle dei 1.900 miliardi di euro di debito pubblico già accumulato incombe sulla testa del premier Monti.

Ad ogni modo, la via di uscita sembra essere a portata di mano, e il suo nome è quello della Cassa depositi e prestiti, società controllata per il 70% dallo Stato (e per la restante quota dalle fondazioni bancarie), cui potrebbero essere trasferiti partecipazioni e aziende pubbliche.

L’Italia si è sostanzialmente impegnata a ridurre il debito pubblico di 45 miliardi di euro ogni anno, per vent’anni. Per far ciò, oltre a dar seguito alle scelte già deliberate, occorrerà procedere nell’acquisto di partecipazioni azionarie del Ministero dell’Economia da parte della Cdp, che secondo le prime analisi dovrebbe ricevere 50 miliardi di euro di pacchetti azionari nella sola prima fase. Una cifra importante, ma sempre minoritaria rispetto allo straordinario volume di asset che il Ministero potrebbe cedere, a buon mercato, alla Cdp, ottenendo da una parte introiti significativi, e dall’altra parte la possibilità di proseguire nella gestione strategica delle società, grazie alla partecipazione indiretta detenuta tramite la Cassa stessa.

In questo modo lo Stato potrebbe altresì finalmente essere in grado di pagare i fornitori della PA entro 60 giorni, con sollievo per l’intero sistema delle imprese. Ma la Cassa riuscirà a pagare le partecipazioni trasferitegli dal Ministero? A ben vedere, Cdp oggi può attingere ai depositi del Tesoro fino a un massimo di 120 miliardi di euro. Un bell’ammontare, cui dovrebbero aggiungersi i soldi reperiti mediante la vendita delle obbligazioni collocate dalle Poste.

Lun 23/01/2012 da Roberto Rossi in

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Cleto Iafrate 2 febbraio 2012 06:42
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PATRIMONIALE STRAORDINARIA CON ALIQUOTA PERSONALE CONGRUA.
In italia l’evasione è pari al 18% del pil e colloca il nostro paese al secondo posto nella graduatoria internazionale, guidata dalla Grecia. Nel 2010 l’imponibile evaso è stato di circa 279 miliardi di euro (il 18% di 1.549 miliardi di euro). Per alcune categorie di contribuenti, il tasso di evasione corrisponde niente meno che all’80% del reddito totale prodotto. Se l’imponibile evaso (solo nell’anno 2010) fosse stato tassato al 43%, il valore della pressione fiscale media, avrebbe fornito alle casse dell’erario ben 120 miliardi di euro (si tratta dell’8% del pil). Basterebbe recuperare l’evasione degli ultimi 5 anni per ridurre il debito pubblico al 60% del pil, come chiesto dall’europa. L’evasione è strettamente connessa con il debito pubblico, nel senso che, comportando una diminuzione delle entrate fiscali, provoca, tra l’altro, una diminuzione della spesa sociale. Ne deriva che se venisse azzerata l’evasione, il governo avrebbe a disposizione miliardi aggiuntivi da destinare agli investimenti ed a rilanciare lo sviluppo senza doverli reperire per altre vie. I redditi sottratti all’imposizione vengono in parte tradotti in consumi, in parte reinvestiti ed in parte trasformati in patrimoni mobiliari e immobiliari. E’ a tutti noto che individuare un evasore totale è come trovare un ago in un pagliaio, in quanto l’evasore sta ben attento a non lasciar tracce e sa di poter contare su condoni e perdoni; ancora più difficile è costringerlo a restituire il maltorto. Si rende, perciò, necessario uno strumento normativo che consenta di stanare in maniera chirurgica gli evasori, cioè, di entrare nel pagliaio con metal detector e calamita. Propongo il varo di una patrimoniale straordinaria di solidarietà con aliquota personale congrua, il cui gettito verrebbe destinato a ridurre l’enorme debito pubblico. Per aliquota personale congrua intendo che ogni singolo contribuente avrà la sua personale aliquota, con la quale verrà tassato il patrimonio di cui dispone (fatto di beni mobili ed immobili). Detta aliquota dipenderà dalla congruità del patrimonio con la media dei redditi dichiarati in un arco di tempo medio-lungo, il più lungo consentito dal sistema informativo dell’anagrafe tributaria. L’aliquota personale congrua (apc) verrà calcolata attraverso una semplice funzione matematica del tipo apc = ax + b; in cui “x” è la media dei redditi, “a” un “coefficiente di congruità” (stabilito con legge ed espresso sotto forma di scaglioni), che esprime la propensione al risparmio per ciascuna fascia di reddito. Infine, il fattore “b” ricomprenderà tutte le detrazioni d’imposta. In esso troveranno posto, per esempio, le donazioni, il capitale residuo dei mutui accesi sui patrimoni detenuti e gli incrementi di valore subiti dai patrimoni nel corso degli anni, in relazione alla variazione del costo della vita. Maggiore sarà la congruità del patrimonio detenuto con la media dei redditi dichiarati e minore sarà l’aliquota dell’imposta patrimoniale, fino ad assumere valore pari a zero in caso di totale congruità. I patrimoni congrui verrebbero tassati con aliquote prossime allo zero – compresi quelli di rilevante entità – e quelli incongrui (evidentemente, nella disponibilità degli evasori, salvo prova contraria con onere a carico del detentore) verrebbero tassati con aliquote a due cifre, che dipendono dal grado d’incongruità. I contribuenti che verrebbero colpiti da una simile patrimoniale non coinciderebbero affatto con quelli che sarebbero colpiti da una patrimoniale intesa nel senso classico del termine, tanto osteggiata dall’ala destra del parlamento. Ciò in quanto una simile patrimoniale separerebbe “l’onesta ricchezza” da quella “iniqua”, colpendo solamente quest’ultima. Una tale proposta verrebbe respinta solamente dal “partito degli evasori”, per fortuna non ancora costituitosi, almeno ufficialmente.
Cleto Iafrate

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