Eba contro Abi: il conflitto finirà alla Corte di Giustizia Europea

I bruschi scossoni che le banche italiane stanno subendo a Piazza Affari (e in cui, negli scorsi giorni, Unicredit sembrava poter rappresentare in maniera piuttosto adeguata la punta dell’iceberg) sono figlie di numerosi fattori, solo in parte ascrivibili a mere questioni tecniche. Cerchiamo quindi di comprendere cosa stia accadendo in Borsa Italiana, e perchè Abi e Eba sono giunte ai ferri corti e, probabilmente, termineranno la propria combutta dinanzi alla Corte di Giustizia Europea.
La disputa dinanzi alla Corte di Giustizia Europea
Le notizie dell’ultima ora danno l’Abi intenzionata a passare alle vie legali, presentando un ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro l’Eba, l’autorità che si occupa della stabilità del settore creditizio nel vecchio Continente. Come vi abbiamo documentato nei nostri approfondimenti, l’oggetto della contesa sarà la sostanziale imposizione di una importante ricapitalizzazione spinta dall’Eba alle banche italiane, per un valore complessivo di circa 15 miliardi di euro, la metà dei quali attribuibili a Unicredit.
Le quotazioni delle banche italiane
Innanzitutto, una prima occhiata all’andamento di Borsa delle azioni bancarie italiane ci fornisce uno spunto prioritario: le turbolenze stanno interessando in maniera rilevante tutti gli istituti di credito, con l’unica eccezione di Intesa Sanpaolo. In questo caso, la motivazione sembra essere riconducibile alla volontà, da parte del gruppo settentrionale, di voler deliberare un aumento di capitale in tempi tutt’altro che sospetti, anticipando una tendenza che sarebbe poi diventata estrema necessità nei mesi a venire.
In altri termini, dalle parti di Intesa hanno ben pensato di attrezzarsi e armarsi adeguatamente in vista del probabile (poi accaduto) scoppio delle turbolenze finanziarie, quando reperire nuovo capitale (chiedere a Unicredit) sarebbe diventato ben più arduo. Una mossa voluta da Passera in primavera, che ora sta diventando sempre più apprezzabile, visto e considerato ciò che sta accadendo a coloro che cercano, in maniera più o meno disperata, di reperire nuova liquidità.
Il ruolo dell’Eba
Una seconda considerazione sull’andamento dei titoli bancari italiano lo sta fornendo l’Eba: l’autorità bancaria europea ha infatti pressochè sostanzialmente costretto gli istituti tricolori a ricapitalizzarsi pesantamente (secondo l’Abi, in maniera eccessiva rispetto a quanto richiesto). La corsa al nuovo capitale ha penalizzato i big, che nei momenti più difficili, hanno dovuto correre ai ripari, con esiti dubbi.
In altri termini, l’Associazione bancaria europea ha fortemente voluto indurre una ricapitalizzazione dei principali istituti di credito del vecchio Continente, attraverso la riformulazione di alcuni parametri che sembrano aver penalizzato particolarmente le banche italiane, ora a caccia di svariati miliardi di euro (in buona parte nell’orbita Unicredit) per rafforzare la posizione patrimoniale di competenza
Guerra aperta tra Eba e Abi
A rendere più complessa la vicenda è inoltre la nuova fase della guerra tra l’Abi e l’Eba, con la seconda che ha difeso il piano di ricapitalizzazione delle banche europee, e la prima che ha inteso il perseguire della politica dell’Eba come l’ennesima provocazione nei confronti degli istituti di credito italiani, definendo le scelte dell’Autorità bancaria europea “discutibili nel metodo, nel merito e nella tempistica”.
Secondo l’Associazione Bancaria Italiana, i criteri utilizzati dall’Eba nel calcolo del gap di capitale degli istituti europei sarebbero stati generati ad hoc per favorire le banche francesi e tedesche, e penalizzare di seguito quelle italiane. Un’accusa molto grave, che dalle parti dell’Eba hanno respinto fortemente, ribadendo la legittimità e il merito delle propri iniziative in merito al rafforzamento patrimoniale delle aziende creditizie d’Europa.
Cosa faranno le banche italiane
Difficile a questo punto che le banche possano cercare di reperire nuovo capitale presso la Banca Centrale, considerando che gli istituti della Penisola sono tra i più esposti nei confronti dell’istituto monetario europeo. Difficile altresì che possano ricorrere in massa ai clienti retail e private, sempre più sfiduciati verso il sistema bancario.
Il pericolo è pertanto che qualche grande investitore si prepari, nei prossimi giorni, a fare shopping a buon mercato: Unicredit è ora quotata ad un prezzo sostanzialmente interessante, e se nelle prossime ore non avrà garanzie sul concreto interesse dei soci nella sottoscrizione dell’aumento di capitale, niente esclude che possa aprire le porte a denaro fresco.
Tuttavia è altresì vero che in parte, il mercato dimostra di non sapere interpretare in maniera pronta quanto sta accadendo, ed è altresì probabile che una ventata di momentanea euforia possa indurre gli azionisti attuali a rafforzare la propria posizione all’interno delle stesse compagini.
Mar 17/01/2012 da Roberto Rossi in Azioni Bancarie, Banche











