Eurobond, si faranno o no?

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Gli Eurobond, i titoli del debito europeo, o “obbligazioni dell’eurozona”, sono al centro, in questi giorni, di profonde discussioni tra due principali fazioni. Da una parte vi sono coloro, in maggioranza, che ritengono opportuna e solo questione di tempo una loro introduzione. Dall’altra parte, in minoranza tutt’altro che trascurabile, coloro che invece affermano trattarsi di uno strumento tecnico non semplice da implementare, da precedere con una migliore integrazione delle politiche di bilancio nazionali.

In questa seconda fazione spicca principalmente la posizione della Germania, che ha evitato di esprimersi apertamente contro gli Eurobond, pur lasciando intendere di non essere particolarmente entusiasta non tanto all’idea di studiare un percorso di applicazione, quanto alla sola idea di progettare una loro pianificazione.

Nella prima fazione, tra le capofila, vi è invece l’Italia e, in particolar modo, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti il quale, giorno dopo giorno, continua a raccogliere pareri meritevoli sull’introduzione degli Eurobond.

“Sento dire che servirebbero a Spagna e Italia e non alla Germania” – avrebbe tra l’altro affermato Tremonti al recente Meeting riminese – “ma non è vero”, per poi concludere che gli eurobond non sono nient’altro che strumenti di consolidamento fiscale della moneta unica, e di finanziamento del futuro.

Mar 30/08/2011 da Roberto Rossi in

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