Indice Big Mac, i prezzi di McDonald’s per confrontare l’economia di ogni paese

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BigMac

E’ un indicatore “anomalo” dell’economia dei Paesi: l’indice Big Mac, nato quasi per esperimento sulle pagine dell’Economist nel 1986, è oggi uno degli elementi più significativi per valutare la capacità di acquisto nei singoli mercati internazionali. Ma perchè è stato scelto il Big Mac quale termine di riferimento statistico? E come funziona esattamente questo particolare indicatore?

Iniziamo con il rispondere alla prima domanda. Grazie a più di 33 mila ristoranti in tutto il mondo, McDonald’s è grado di garantire una presenza importante in ogni economia, matura o emergente. Di conseguenza, i suoi prodotti possono essere utilizzati per valutare le differenze economiche tra i vari Paesi: a pensarci su è stato, nel 1986, il settimanale britannico The Economist, ad introduzione dell’indice Big Mac, a confronto del postere di acquisto delle varie valute.

Ottenere l’indice Big Mac è molto semplice: è infatti sufficiente dividere il prezzo di un Big Mac in un dato Paese (nella valuta di riferimento) con quello di un altro panino della stessa tipologia in un altro Paese (nella valuta di riferimento). Il dato è poi confrontato con l’effettivo tasso di cambio tra le valute dei due Paesi presi in considerazione: ne deriva che se il numero è più basso, la prima valuta è sottostimata ripsetto alla seconda, viceversa.

In altri termini ancora, il sistema stima quale sia il tasso di cambio ipotizzando che il Big Mac abbia lo stesso prezzo in ogni Paese, generando un indice che può ben essere utilizzato anche per confrontare l’andamento dell’economia in un certo periodo di tempo.

I risultati sono abbastanza emblematici (guardate il grafico comparso nel recente numero dell’Economist, sotto riportato). Il bolivar, la valuta del Venezuela, ha prodotto una variazione nei confronti del dollaro pari a quasi 8 punti percentuali a causa dell’elevata inflazione del Paese. L’eurozona, invece, pur partendo da una situazione di sovrastima nei confronti del dollaro, nell’ultimo quinquennio si è invece portata vicino alla parità.

Qui il grafico di riferimento:

bigmacindex

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Ven 07/09/2012 da Roberto Rossi

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