Monte dei Paschi di Siena, quanto ci costa salvare la banca più antica d’Italia?

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mps stato

Quante possibilità ci sono che Monte dei Paschi di Siena diventi pubblica? Per alcuni analisti, poche. Ma per altri osservatori, una proporzione sufficiente a far preoccupare i piccoli risparmiatori e la società intera, visto e considerato che il paracadute per evitare una ripida caduta della banca potrebbe essere aperto con nuovi sacrifici per le tasche tricolori.

Secondo quanto affermato da Il Fatto Quotidiano, ad esempio, saranno principalmente i soldi dei cittadini italiani a salvare una delle banche più antiche (e indebitate) del vecchio Continente, oramai in grado di vantare con poca gloria l’esistenza di un debito da un miliardo di euro, frutto di scelte non certo appropriate nelle strategie recenti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è rappresentata dai Tremonti Bond, obbligazioni che il governo ha emesso per permettere alle banche italiane di poter erogare finanziamenti nei confronti delle imprese e delle famiglie presenti sul territorio. Una clausola contenuta nell’ultimo decreto con il quale si conferisce una nuova dotazione finanziaria alla banca senese conteneva tuttavia una precisazione che sembra permettere la configurazione di un Mps a partecipazione statale: se infatti la banca non avrà i soldi per restituire gli interessi dei Tremonti Bond, il controvalore sarà pagato con partecipazioni nel capitale dell’istituto. Tenendo in considerazione che difficilmente Mps potrà vantare utili distribuibili (requisito determinante per il regolamento dei Tremonti Bond), ne consegue una facile determinazione di quanto potrebbe accadere.

Tutto è comunque in stallo, poichè sarà la commissione europea a doversi esprimere circa il salvataggio più o meno formale di Mps. Reuters, pochi giorni fa, riportava l’indiscrezione secondo cui un funzionario della Commissione aveva assicurato che “come in tutti i casi la Commissione assicurerà che ogni futuro aiuto a Mps dovrà essere in linea con le regole sugli aiuti di stato e con le linee adottate in materia di crisi finanziaria ed in particolare con la Comunicazione sulle ricapitalizzazioni e la Comunicazione sul prolungamento del 2012″. Insomma, si cercherà un equilibrio tra la necessità di soccorrere la banca, e l’impossibilità di dar seguito ad aiuti di Stato troppo palesi.

Non solo: bisognerà anche comprendere a quale prezzo avverrà l’eventuale emissione di nuove azioni in favore del Tesoro, visto che prezzi nominali e di mercato differiscono non di poco, così come le diverse interpretazioni in materia. Complessivamente, lo Stato potrebbe arrivare a possedere una partecipazione tra il 4% e il 10%, anche se la normativa europea potrebbe comprimere al ribasso tale forbice.

Ad ogni modo, nel corso del prossimo mese di ottobre il cda di Monte Paschi dovrebbe essere delegato dall’assemblea dei soci ad aumentare il capitale sociale per un miliardo di euro e preparare così di fatto l’ingresso dello Stato nel capitale. Il governo siederà così in assemblea e potrà influenzare le nomine in cda, visto e considerato che solamente la Fondazione avrebbe una partecipazione maggiore a quella del Tesoro.

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Gio 06/09/2012 da Roberto Rossi in

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Anonimous 6 settembre 2012 15:57

Non ci costerà niente perché non sono soldi a fondo perduto ma obbligazioni che per lo stato, a quanto si dice, avranno un rendimento del 10%. Quindi il Tesoro ci fa un affare. Inoltre il problema di capitale della banca non causato da ‘debiti’ o altro ma proprio dal fatto di aver comprato 30 miliardi di Bot, cioè di debito pubblico italiano. Volendo essere corretti, la domanda dovrebbe essere: quanto costa al Monte dei Paschi oggi aver sostenuto l’indebitamento dell’Italia?

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