Monte di Paschi di Siena chiede aiuto allo Stato. Pagheranno ancora i cittadini?

Il Monte dei Paschi di Siena ha scelto di domnadare supporto ai Tremonti bond per rafforzare il proprio patrimonio. Una decisione che ha contribuito a far crollare le quotazioni del titolo in Borsa, ieri precipitato oltre il 7% di perdita. Una situazione che potrebbe celare – sottolinea qualche analista – un contesto ancor più grave per la banca toscana.
“Il segnale più preoccupante per il mercato finanziario, ormai in fuga disordinata dai titoli Mps, è la decisione di rimpolpare il patrimonio della banca con un nuovo ricorso ai cosiddetti Tremonti Bond” – sottolinea Il Fatto Quotidiano – ” L’Eba, l’autorità bancaria europea, ha chiesto al Monte dei Paschi di fornirsi di 3,2 miliardi di euro di mezzi freschi per riportare a livelli di sicurezza il patrimonio. La azioni messe in campo da Viola avrebbero finora assicurato poco più di 2 miliardi. Per il miliardo mancante, scartata l’opzione dell’aumento di capitale, che il maggiore azionista, la Fondazione Mps, non sarebbe in grado di fronteggiare, si è deciso di farsi prestare i soldi dallo Stato”.
In linea apparente, l’operazione di cui sopra non dovrebbe apportare alcun tipo di problema. Peccato che il ricorso ai Tremonti Bond sia un provvedimento piuttosto costoso. E considerando che Mps ne ha già emessi per 1,9 miliardi di euro, al tasso dell’8,5%, che diventerà il 9% nel 2013, la nuova tranche da un miliardo rischia di generare un costo complessivo per la banca vicino ai 250 milioni di euro l’anno.
Insomma, in sintesi, il costo derivante dai Tremonti Bond sarebbe eccessivo per la tenuta dei conti Mps, almeno stando alle considerazioni del quotidiano. “Nei giorni scorsi era anche circolata la voce di una possibile iniziezione di capitale di Fsi, il fondo strategico che fa capo al Tesoro. In un modo o nell’altro sembra probabile che il Monte dei Paschi abbia imboccato la strada che porta al salvataggio da parte dello Stato” – conclude il giornale.
L’accordo con i creditori
Monte dei Paschi di Siena ha raggiunto un accordo con le banche finanziatrici sul ribilanciamento del debito complessivo finanziario della Fondazione. Un accordo raggiunto – si legge nella nota dell’ente – “in coincidenza con la scadenza in data 18 giugno 2012 degli accordi di standstill”. Un primo passo verso la sostanziale ristrutturazione passiva del gruppo.
Nella nota si legge anche che la Fondazione “conferma che, per effetto del ribilanciamento, quando sarà stato definitivamente approvato e finalizzato, la Fondazione effettuerà un pagamento iniziale pari a 664 milioni così che l’esposizione debitoria residua si attesterà a 350 milioni. Il ribilanciamento del debito prevede il completamento del rimborso dell’esposizione debitoria residua entro il 30 giugno 2017, con la facoltà per la Fondazione di allungare tale scadenza al 30 giugno 2018″.
Intanto, però, l’agenzia di rating S&P ha posto in credit watch negativo il rating a lungo termine BBB e quello di breve termine A-2 di Monte Paschi, contribuendo a porre il titolo sotto pressione durnate le negoziazioni in Borsa.
L’inchiesta si allarga
La Procura che sta indagando su MPS ha fornito alcuni numeri dell’operazione che sta coinvolgendo l’istituto di credito. Numeri che stanno coinvolgendo anche le sedi italiane di Mediobanca, Intesa Sanpaolo, JpMorgan, Antonveneta, Deutsche Bank e Credit Suisse, con un allargamento delle indagini parzialmente inatteso.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, “le ipotesi di reato che sono alla base delle indagini sono «manipolazione del mercato e ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all’acquisizione di Banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi ». Due ipotesi che tirano in ballo, l’una la Consob, l’altra la Banca d’Italia. Si tratta di temi distinti per tempi e per contenuto”.
Nello specifico riferimento delle manipolazioni di mercato, “che è il vecchio reato di aggiotaggio” – prosegue il Corriere – “tutto risale alle segnalazioni alla magistratura dell’Autorità guidata da Giuseppe Vegas sull’andamento del titolo Mps il 9 gennaio scorso, quando dopo un tonfo di quasi il 14% è rimbalzato quasi di altrettanto.Il sospetto, che la magistratura dovrà appunto verificare, è che si sia trattato di un rialzo «guidato» dalla stessa banca e dal suo maggiore azionista per evitare di appesantire le garanzie date su prestiti contratti con altre banche. Insomma, una correzione dell’andamento di mercato che non si può fare”.
Il secondo filone di indagini risale al 2008, quando la Fondazione MPS - principale azionista della banca – aveva necessità di reperire risorse per pagare l’acquisizione di Antonveneta da Santander, per una cifra vicina ai 9 miliardi di euro. “Non si tratta di un’indagine sull’adeguatezza o meno del prezzo pagato” – sostiene il quotidiano – “giudicato già a suo tempo troppo alto, ma sulla correttezza di un’operazione particolare, l’emissione «fresh», e di un prestito da un miliardo con JpMorgan sul quale i responsabili dell’istituto senese messi sotto inchiesta avrebbero mentito alla Banca d’Italia che aveva a riguardo posto molti paletti. In particolare, come rivela la Procura di Siena, nelle comunicazioni alla Vigilanza del 23 settembre e del 3 ottobre 2008 avrebbero mentito nel dire che ci sarebbe stata la restituzione del capitale, condizione invece richiesta da Palazzo Koch guardando all’adeguatezza del capitale della banca. Si tratta quindi di un’indagine, avviata tempo fa, sulla quale la Vigilanza ha collaborato con la magistratura senese, che non riguarda i problemi finanziari più recenti della banca, da poco guidata da un nuovo amministratore delegato Fabrizio Viola e un nuovo presidente, Alessandro Profumo, che ieri comunque ha incassato il colpo col titolo in discesa in Borsa del 7%”.
Per quanto concerne l’emissione fresh, il Sole 24 Ore ricorda come si tratti di un prestito obbligazionario di 2,2 miliardi di euro. Non essendo sufficienti per coprire il fabbisogno, si è fatto ricorso a un bridge financing (un prestito ponte) erogato da un grupo di banche per quasi 2 miliardi di euro e, in ulteriore parte, si è altresì scelto di dismettere una rete di sportelli e partecipazioni in Finsoe e in Monte Parma.
Da Report alla Guardia di Finanza
Il caso è stato portato alla ribalta da una lunga inchiesta condotto da Report, che ha evidenziato come la crisi della banca sia coincisa con le fortissime criticità della Fondazione MPS, che ha sostenuto le esigenze patrimoniali della banca fino alle attuali conseguenze.
“Tanto da portare alla rottura, per ragioni di soldi non più disponibili, tra i vertici della Fondazione, presieduta dall’ex Dc Gabriello Mancini e quelli del Comune, guidato dall’ex diessino Franco Ceccuzzi, (che è un po’ l’azionista di riferimento dell’ente), che ha prodotto la bocciatura del bilancio e il rischio di un commissariamento comunale” – precisava pochi giorni fa il Corriere della Sera – “Ma soprattutto alla rottura di quel legame politico tra la Dc e il Pci prima, Margherita e Ds dopo e quindi interno al Pd sul quale si è sempre retta la gestione della città”. E non solo: “In mezzo c’è finita pure la vicenda del licenziamento in tronco del direttore de La Nazione, colpevole di aver pubblicato nella cronaca senese un comunicato della Fondazione poco gradito al sindaco”.
Insomma, un preambolo non molto brillante, aggravato – secondo la redazione di Report, che ha condotto un’intervista “coperta” – dalle dichiarazioni di un dirigente di Monte Paschi, che racconta come Gianluca Baldassarri, ex capo dell’area finance di MPS, sia stato allontanato un mese fa dall’istituto di credito a seguito di una serie di operazioni effettuate da una struttura creata dalla banca a Londra nel 2003, per il trading sui mercati finanziari (Baldassarri ha smentito ogni coinvolgimento).
Ma cosa faceva il desk londinese? Secondo il dirigente Monte Paschi, “gestiva i fondi di capitale della Banca e in molte di queste operazioni che sono state gestite da questo desk sono stati utilizzati broker stranieri per intermediare titoli. Ora utilizzare dei broker stranieri privati per l’intermediazione di titoli è una cosa che ha senso solo se si intende liberare dei fondi extra-contabili”. Fondi extra contabili su cui il dirigente non vuole approfondire (“Non me lo faccia dire”) e che rischiano di far scoppiare un caso bancario, finanziario e politico.
A questo punto la puntata di Report entra più nel dettaglio, e parla – tra i vari titoli intermediati dal desk londinese, di Alexandria Capital. “Alexandria è un CDO-squared, è un prodotto finanziario talmente complicato che mi creda non è neanche il caso che provi a spiegarglielo” – prosegue il dirigente – “Monte Paschi investe su Alexandria 400 milioni di euro, una operazione rischiosissima. I CDO sono quel prodotto finanziario che hanno minato le fondamenta, alla base, delle Banche Centrali e sono i principali responsabili della crisi globale attuale. Allora, siamo nel novembre 2005, mi pare. Il dottor Baldassarri si mette d’accordo con la sede della Dresdner Bank inglese. I capi delle vendite della Dresdner Bank inglese erano due italiani. L’ammontare dell’operazione si è detto era di 400 milioni, totalmente sottoscritti da Monte dei Paschi e con scadenza dicembre 2012. È un rischio elevatissimo. Pensi che 140 di questi 400 milioni, per darle un’idea, vengono fatti intermediare da un broker coreano con una sfilza di significativi problemi giudiziari alle spalle”.
Insomma, una situazione che, come è possibile immaginare, è tutta da verificare. Intanto, proprio poche ore fa, i finanzieri si sono presentati nella sede di Monte dei Paschi di Siena, a Rocca Salimbeni.
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Mar 26/06/2012 da Roberto Rossi in Monte Dei Paschi Di Siena











