Perché la Manovra Monti dovrebbe far ripartire le borse e abbassare lo spread?

Dopo lunga attesa, la Manovra Monti ha preso finalmente vita. Un varo avvenuto con urgenza, nel corso di una delle domeniche più lunghe della storia della Seconda Repubblica, nella speranza che potesse generare adeguato ottimismo sul fronte dei mercati finanziari. Vediamo perchè la manovra dovrebbe far ripartire le borse e diminuire lo spread, e quali sono i principali pericoli nel breve termine.
Gli effetti della manovra sul fronte finanziario sono stati immediati: le piazze azionarie hanno risposto positivamente, così come l’andamento dello spreada.
Che questo rimbalzo della piazza azionaria da una parte, e questa contrazione dello spread con i Bund dall’altra parte, fossero generati direttamente dal decreto dell’esecutivo, vi sono pochi dubbi. La manovra è esattamente quanto attendevano la maggior parte degli osservatori, delle istituzioni, e degli investitori: una serie di riforme, bilanciate tra quelle strutturali e quelle più urgenti, che dovrebbero permettere alla finanza italiana di poter attraversare un triennio di riequilibrio dei conti pubblici. Al fine di ripristinare condizioni di solidità della finanza italiana, infatti, è necessario poter garantire maggiori entrate certe durante gli anni: un obiettivo raggiunto dalla manovra in questione, che elimina la base d’appoggio su instabili entrate una tantum, e riversa invece l’attenzione su un ribilanciamento della spesa (ad esempio, su quella previdenziale), e sulla introduzione (o reintroduzione, come le tasse sulla prima casa) di nuovi oneri per famiglie e imprese. A ciò si aggiunga una serie di iniziative più o meno significative sul fronte del rilancio della produttività aziendale (sgravi Irap).
Per rendersi conto di ciò, basta osservare la stampa internazionale, che alle misure di austerity dedicano ampio spazio. Il decreto (ribattezzato ieri sera “Salva Italia” dallo stesso premier Monti, ha convinto la maggior parte delle istituzioni internazionali, che mettono altresì in evidenza il compito non facile che ora toccherà al professore, per l’approvazione in tempi rapidi delle misure.
Soddisfatti anche i premier dei principali partner italiani dell’Eurozona: il primo ministro Mark Rutte, dei Paesi Bassi, si è detto “molto impressionato” dal pacchetto di misure italiane. Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici e monetari, definisce invece “nella giusta direzione” le decisioni del governo, ricordando altresì come il pacchetto di iniziative ponga opportunamente “l’accento non solo sul lato del consolidamento fiscale, ma anche delle riforme strutturali, a partire dalle pensioni. Tutti questi elementi contribuiscono a fare la nostra risposta alla crisi più forte ed efficace e ci aspettiamo che il Consiglio europeo concluda questa risposta”.
Ma quanto durerà la ventata di ottimismo generata dalla Manovra Monti? Prevederlo con ragionevolezza è piuttosto difficile. Il primo scoglio che il professore dovrà incontrare è relativo alla necessità di dover far approvare le riforme in tempi rapidi dal Parlamento. Non si esclude in proposito l’apposizione della fiducia, che potrebbe tuttavia acuire le tensioni tra le parti sociali e politiche.
Lun 05/12/2011 da Roberto Rossi in Governo, Spread











