Rating banche italiane, la Consob dichiara guerra a Moody’s

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Moody’s, una delle principali agenzie di rating al mondo, ha tagliato il rating di 26 istituti di credito italiani. Tra di essi, anche 5 grandi gruppi. Una decisione che suona come una bocciatura nei confronti del mercato bancario e creditizio della Penisola, e che giunge al termine di una serie di valutazioni non certo inattese sulla tenuta del sistema nazionale.

Dopo il declassamento di 26 banche italiane da parte di Moody’s, la risposta della Consob non si è fatta attendere. La Commissione ha infatti convocato i responsabili dell’agenzia di rating, con l’obiettivo di vederci maggiormente chiaro sulla scelta (parzialmente a sorpresa) ridurre di uno, due, tre o addirittura quattro notch, i giudizi sul merito delle aziende bancarie nazionali.

Già lo scorso anno, la Commissione di Vigilanza aveva avuto modo di confrontarsi con un’altra big dei rating (Standard & Poor’s), ed è ampiamente probabile che i colloqui con Moody’s possano avere tenore ancor più rigido.

Intanto, il taglio del rating delle banche italiane da parte di Moody’s ha provocato ripercussioni anche sul fronte politico, con il leader Udc Pierferdinando Casini che non esita a definire la scelta di Moody’s come “un disegno criminale contro l’Italia e contro l’Europa”. Giuseppe Mussari, al vertice Abi, afferma che il giudizio di Moody’s sulle banche italiane “è irresponsabile, è un aggressione”.

L’accusa di Moody’s
“I rating delle banche italiane sono fra i più bassi fra le economie avanzate europee e questo riflette la vulnerabilità degli istituti in un contesto difficile in Italia e in Europa” – affermano gli analisti di Moody’s in una nota, evidenziando come in Italia la domnada nel breve termine sia in fase di forte riduzione a causa della recessione e delle misure di austerity in corso.

Per quanto concerne l’entità del taglio, Moody’s rende noto di aver ridotto il rating di 10 banche di un gradino, di 8 banche per due gradini, di 6 banche per tre gradini e addirittura di 2 banche per quattro gradini.

“La portata dei downgrade è stata limitata da alcuni fattori” – rende ancora noto Moody’s, rivelando come la scelta sia stata influenzata dalla liquidità offerta dalla Banca Centrale Europea, la quale ha “ridotto significativamente il rischio default nel breve termine. Inoltre, molte banche hanno rafforzato i loro livelli di capitale”.

“Le banche italiane” – spiega ancora Moody’s – “sono particolarmente vulnerabili alle condizioni operative avverse, che causeranno probabilmente un ulteriore deterioramento della qualità degli asset, pressione sugli utili e limitato accesso al mercato. Questi rischi sono esacerbati dai timori degli investitori sulla sostenibilità” del debito nazionale, il quale contribuito alle critiche condizioni di finanziamento degli istituti di credito.

Per quanto infine riguarda i nomi delle banche coinvolte, spiccano i tre principali gruppi di credito italiani: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena. Unicredit ha visto il proprio rating passare da A2 ad A3, esattamente come accaduto per Intesa Sanpaolo. Per Monte dei Paschi di Siena, invece, il declassamento è stato di due gradini, con passaggio da Baa1 a Baa3. Banco Popolare ha visto invece il proprio rating calare di un notch da Baa2 a Baa3.

Non mancheranno, certamente, le nuove critiche rivolte alle agenzie di rating internazionali e al loro ruolo sui mercati. E’ altrettanto indubbio, tuttavia, che le valutazioni di Moody’s siano scarsamente contrastabili.

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Mer 16/05/2012 da Roberto Rossi in

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