Rating USA: downgrade alle spalle, si guarda avanti

Il downgrade del rating USA effettuato ad opera di Standard & Poor’s è alle spalle, anche se le polemiche in merito a potenziali errori di calcolo non si sono ancora spente. La verità ci sembra però un’altra: tutti si attendevano l’operazione di downgrade da parte della società di rating, e il polverone agitato nei tempi a noi più recenti è solo un modo per salvare il salvabile, all’interno di uno scenario nel quale sia i democratici che i repubblicani statunitensi cercheranno di piegare a loro (politico) favore quanto accaduto. Ma il futuro cosa ci riserva?
Quanto accaduto negli ultimi giorni dimostra una cosa: gli Stati Uniti sono ancora solidi, ma lo sono meno di quanto fosse possibile auspicare appena pochi mesi fa. Lo dimostrano le decisioni delle stesse agenzie di rating, con S&P che ha reso noto che la Francia manterrà il rating più elevato, scavalcando così gli USA in quanto a “sicurezza” del debito nazionale.
Francia, Germania, Austria, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi rimangono quindi gli unici Paesi al mondo – tutti europei – in cui il rating continua ad essere la storica tripla A, sinonimo di garanzia sui titoli di debito.
Il problema internazionale è tuttavia ben più ampio e complesso dello scenario sui rating. Lo dimostra altresì quanto sta avvenendo in Giappone, con la Banca centrale costretta a intervenire sul mercato vendendo enormi quantità di yen (per la terza volta nell’ultimo anno) al fine di evitare la speculazione sulla moneta.
Mar 09/08/2011 da Roberto Rossi in Downgrade, Rating, Rating Titoli, Standard & Poor’s











