Scudo anti spread, cos’è e come funziona?

Recentemente abbiamo avuto modo di approfondire cosa siano gli “Eurobond“, titoli di debito pubblico garantiti da tutti i Paesi dell’Eurozona, che vengono indicati tra i principali strumenti utili per poter consentire alla macroarea di poter uscire da questa crisi. Tuttavia gli Eurobond non sorgeranno nel breve termine: più arrivabile è invece lo “scudo antispread“, licenziato dal recente vertice comunitario. Ecco di cosa si tratta.
Ad anticipare la natura del provvedimento è stato il Corriere della Sera, che ha compiuto un approfondimento in materia di scudo anti spread, pochi minuto dopo il suo “varo” ufficiale, avvenuto a tardissima notte.
“In attesa che decolli una vera unione bancaria è stata programmata per la Bce la centralizzazione della vigilanza sugli istituti di credito europei. Se si aggiunge il ruolo di agente per conto del fondo salva Stati Efsf/Esm, che in futuro potrebbe vedersi attribuita la licenza a operare come banca, si intuisce la crescita dell’importanza del ruolo di Mario Draghi in tutta la parte finanziaria della strategia anticrisi” – anticipa il quotidiano – “Nelle conclusioni del Consiglio europeo non si parla di garanzie comuni sui depositi. Ma sembra ormai indispensabile per evitare le fughe di capitali già verificatesi in Grecia e in Spagna. Anche questo sviluppo dovrebbe vedere in primo piano l’Eurotower di Draghi”.
Insomma, su spinta di Mario Monti sembra che anche i leader europei più contrariati si siano resi conto che le oscillazioni degli spread nazionali, se su livelli difficilmente sostenibili, non convengano a nessuno, tanto meno a quei Paesi che possono vantare la titolarità di condizioni di rifinanziamento più accettabili.
Ma come funziona lo scudo anti spread? Alla base, c’è la funzionalità tipica del fondo salva Stati: acquistare buoni del tesoro, permettendo pertanto alla domanda di titoli di debito sovrano di essere continuamente alimentata, senza soffrire delle turbolenze dei mercati finanziari.
Ne parla ancora il quotidiano italiano, ricordando come “il premier Mario Monti ha bloccato la conclusione del Patto per la crescita, insieme al collega spagnolo Mariano Rajoy, perché voleva l’intervento del fondo salva Stati Efsf/Esm negli acquisti di titoli di Stato italiani e spagnoli da tempo sotto attacco della speculazione. L’obiettivo è stringere lo spread, il differenziale dei tassi d’interesse con il riferimento dei titoli tedeschi a dieci anni, in modo da rendere meno costosa la spesa per gli interessi. Nelle conclusioni è stata inserita la dizione «in modo flessibile ed efficace», che dovrà essere trasformata in qualcosa di più concreto nell’eurogruppo del 9 luglio. Il sostegno è riservato agli Stati che «rispettino le raccomandazioni specifiche » di Bruxelles nel risanamento dei conti pubblici. Le condizioni fissate con Commissione e Bce dovranno figurare in un memorandum di intesa”.
Si discute pertanto sui termini più tecnici dello scudo come, ad esempio, la soglia limite che dovrebbe far scattare le misure conseguenti, probabilmente fissata tra i 250 e i 300 punti dal riferimento tedesco (considerando che sia Spagna che Italia si aggirano tra i 400 punti e oltre, si comprende quali siano le finalità del provvedimento).
Tuttavia, Monti ha affermato che per il momento l’Italia non ha intenzione di ricorrere allo scudo. Diversamente dovrebbe agire la Spagna, che ha già ottenuto un importante supporto con il rifinanziamento delle proprie banche.
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Lun 02/07/2012 da Roberto Rossi











