Spread ad agosto, gli speculatori rinunciano alle vacanze

Come ampiamente immaginabile, anche per il 2012 il mese di agosto si preannuncia ricco di insidie e di trappole. Mentre una buona parte del Paese sarà in vacanza, a godersi il meritato riposo sulla spiaggia, nel tentativo di dimenticare le difficoltà del resto dell’anno, sulla piazza finanziaria speculatori e investitori aggressivi si aggireranno in cerca di ghiotte opportunità.
A ricordare cosa potrebbe scatenarsi nei prossimi giorni è un recentissimo approfondimento del Corriere della Sera, che ricorda come, da sempre, per la Borsa, agosto sia il mese più delicato: “approfittando della distrazione generale, delle ferie che svuotano gli uffici, della calura che rallenta i riflessi, sono state compiute le più grandi operazioni, le scalate bancarie, i blitz dei raider . Lo scorso anno non è stato da meno. Esattamente tra luglio e agosto cominciò l’attacco speculativo sull’Italia che fece impennare in poco tempo i rendimenti dei Btp - segnale del deterioramento della fiducia nel Paese – fino a toccare per la prima volta quota 350 e poi 400 e che promosse dal gergo della finanza al linguaggio comune la parola «spread». Quest’anno può succedere la stessa cosa?”.
La domanda che si pone il Corriere è una domanda che assilla le menti degli operatori finanziari e dei governanti, non solo italiani. E che l’imminente mese di agosto possa essere una trappola, è ben evidente a tutti. Tanto che anche l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, si lascia scappare una dichiarazione che sa tanto di alert: “Io ad agosto resto, in Italia, non si sa mai”.
L’impressione di alcuni è che il mese di agosto possa rappresentare il punto di non ritorno per l’Italia, il periodo nel quale anche il nostro Paese sarà costretto a chiedere aiuto. “Sarebbe ardito dire che l’Italia non avrà mai bisogno di aiuti di questo o di quel fondo” – ha affermato qualche giorno fa il presidente del Consiglio Mario Monti in riferimento all’Esm, lo scudo anti-spread dell’Unione.
“E in alcuni hedge fund - secondo la voce giunta al banchiere italiano – ai dealers , cioè a chi materialmente sta nelle sale operative a comprare e vendere, sarebbero state respinte le richieste di ferie ad agosto” – rincara la dose il Corriere – “Allora meglio stare tutti ai propri posti specialmente nelle tesorerie, quei desk che trattano i titoli di Stato e sono in costante contatto con il Tesoro: non si sa mai che qualcuno – considerati gli scambi inevitabilmente più sottili in Borsa – sia tentato di replicare la manovra speculativa di quel caldissimo 2011. Anche in Intesa Sanpaolo confermano il clima di vigile tensione della tesoreria che fa capo al direttore generale Carlo Messina: grandissima attenzione e allerta forte, visto com’è andata l’anno scorso, ma altrettanta capacità reattiva e comunque nessun piano di emergenza in atto”.
E così, tra ferie e vacanze, tutti i banker del mondo daranno una costante occhiata a quello che accadrà nel nostro Paese. Ma la situazione è davvero così tragica?
Fabrizio Massaro, ancora sul Corriere, evidenzia opportunamente che “c’è però anche chi la vede meno nera. Intanto c’è da considerare che le banche sono meno vulnerabili, data la maggiore liquidità disponibile. «E poi un altro attacco speculativo non è automatico», analizza da Londra un importante gestore italiano di hedge fund , «uno tsunami come quello del Giappone arriva una volta sola, non ogni anno. Un attacco presuppone che ci siano margini per aggredire ancora i titoli ma l’agosto scorso lo spread era a 280, ora siamo a 480: spingerlo oltre significa il fallimento dell’Italia. E qualche passo avanti c’è stato: l’accordo del 28 giugno in Europa sul salvataggio dei Paesi in difficoltà e sull’unione bancaria non se l’aspettava nessuno, dunque i mercati non erano pronti a speculare». Insomma ora tutto è in mano alla politica: «Se i segnali saranno di un costante proseguimento degli accordi di fine giugno, lo spread scenderà. Se invece si noterà un tentennamento o una decelerazione nei progressi, gli speculatori avranno campo libero». Rispetto all’anno scorso c’è anche una differenza da non trascurare: i rendimenti dei titoli a breve termine come i Bot. L’anno scorso erano arrivati al 6% e a un certo punto verso l’autunno avevano anche superato il rendimento dei decennali – caso da manuale di avvitamento verso una crisi irreversibile – mentre ora i tassi a breve sono bassi, sotto il 3% in termini attuali”.
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Gio 12/07/2012 da Roberto Rossi in Mercati Finanziari











