Spread ancora alle stelle: la colpa è dell’investor strike?

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spread btp bund monti

Chi pensava che con l’addio di Silvio Berlusconi dal trono del governo italiano, lo spread tra i Btp e gli equivalenti Bund tedeschi diminuisse di 200 o 300 punti, è rimasto fortemente deluso. Il governo Monti si è insediato in un clima di rinnovata incertezza, in una settimana che sembra destinata a battere nuovi record negativi sul fronte delle Borse e del differenziale di rendimento dei titoli di Stato.

Crollano in tal modo le deboli certezze di chi riteneva che il male dell’Italia fosse (solo?) un governo oramai incapace di poter consolidare delle iniziative strutturali serie e improrogabili. Tanto che, in fin dei conti, il nuovo imputato determinante nell’impazzito andamento dello spread sembra esser diventato improvvisamente l’investor strike.

A parlare in maniera diffusa dell’investor strike, o sciopero degli investitori, è Dario Di Vico, sul Corriere della Sera, laddove ricorda come in molti report delle banche d’affari vi sarebbe l’avvertenza all’avvio di una forma di astensione sull’acquisto di titoli di Stato greci e italiani, ritenuti oramai troppo rischiosi.

Un’astensione che è nata dai timori di una espansione della crisi ad economie finora più sane, e che è stata rafforzata dalle dichiarazioni di Christian Clausen, vertice della EBF (European Banking Federation) che ha affermato come occorra ridurre il portafoglio titoli se non si vuole essere “risucchiati nell’epicentro della crisi”. Peccato che la riduzione degli acquisti si traduca in minore domanda per i bond statali e, di conseguenza, in pressioni verso l’alto dei prezzi di collocamento nelle aste.

Ecco dunque spiegato perchè lo spread è ancora sopra quota 500 punti, nonostante l’addio (o arrivederci) di Silvio Berlusconi. Ma quale è allora il destino dei titoli di Stato italiani?

E’ molto probabile, sottolineiamo, che l’andamento del differenziale possa risentire delle oscillazioni d’umore quotidiane. Di conseguenza, occorrerà presto abituarsi a spread vertiginosamente elevati, e picchiate verso il basso. Un trend che potrebbe purtroppo consolidarsi nel breve-medio periodo, andando a generare ulteriori difficoltà per il debito pubblico italiano, che si troverebbe a pagare interessi forse insostenibili.

Mar 15/11/2011 da Roberto Rossi in

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