Terremoto in Giappone, malumore degli investitori sui silenzi societari

Secondo quanto riporta Bloomberg in un suo recente approfondimento, gli investitori di alcune tra le principali società giapponesi starebbero manifestando il proprio malcontento circa l’atteggiamento passivo di alcune compagnie locali, le quali non avrebbero ancora palesato i piani formali di adeguamento al nuovo scenario nazionale creatosi come conseguenza del terribile terremoto e dallo tsunami successivo che ha colpito il Paese, implicando anche pericoli nucleari.
Bloomberg in tal proposito ricorda come il presidente di Toyota, Akio Toyoda, si sia limitato a esprimere il proprio rammarico per le vicende, e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, mediante un comunicato stampa datato 14 marzo 2011, tre giorni dopo i drammatici e noti eventi.
Parziali e non sempre votate all’eccessiva trasparenza, prosegue il media americano, sono anche le dichiarazioni delle altre principali compagnie giapponesi, che non avrebbero esplicitato in maniera chiara quali saranno i programmi per la riapertura delle fabbriche colpite dallo tsunami.
Ad ogni modo, all’interno delle alte classi manageriali giapponesi, c’è anche chi si è mosso prontamente. E’ il caso del chairman di Softbank, Masayoshi Son, che informa costantemente attraverso il proprio account twitter di quanto la società sta facendo per ripristinare le telecomunicazioni con le aree colpite.
Più attiva sembra anche Sony, che ha anche inviato un elicottero di proprietà per fornire acqua e beni di prima necessità alle aree colpite.
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Lun 28/03/2011 da Roberto Rossi in Giappone











