Tobin Tax: cosa è e come funzionerà?

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La Tobin Tax sta caratterizzando i più recenti dibattiti in ambito europeo su una possibile tassazione delle transazioni finanziarie. Vediamo pertanto cosa è la Tobin Tax, e in che modo potrebbe andare a colpire le transazioni finanziarie, in un’ottica che sembra essere contraddistinta da evidenti divergenze sul fronte delle varie sponde del vecchio Continente.

Tobin Tax: l’origine. La Tobin Tax prende il nome dall’economista americano James Tobin, che ipotizzò per la prima volta la possibilità di disincentivare le operazioni di speculazione a breve termine, sull’andamento dei cambi valutari. Per scoraggiare tali transazioni speculative, l’economista ideò nel 1972 una tassazione ad hoc per cercare di correggere la stortura del sistema valutario.

Tobin Tax: come funziona. La Tobin Tax è progettata per penalizzare le transazioni valutarie di breve periodo: operazioni che operano all’interno del mercato valutario, per un controvalore che sfiora i 2.000 miliardi di dollari giornalieri. La tassa proposta da Tobin era fissa per ogni ammontare di operazione: una percentuale sul controvalore transato, a beneficio degli Stati che potrebbero così ottenere significativi introiti sugli speculatori.

Tobin Tax: le evoluzioni più recenti. Dagli anni Settanta ad oggi, la Tobin Tax ha subito evidenti evoluzioni, fino a giungere alla formulazione di una tassa sulle transazioni finanziarie, valutarie e non. Contrariamente all’originaria Tobin Tax, la nuova tassazione coinvolge tutti gli strumenti finanziari, anche quelli non valutari, estendendo l’ambito di applicazione dell’imposizione.

Tobin Tax: i favorevoli e i contrari. Tra le principali parti favorevoli all’applicazione della Tobin Tax vi è senza dubbio il presidente francese Nicolas Sarkozy, da tempo impegnato a convincere gli altri partner europei sulla validità dell’iniziativa. L’opera di convincimento sta dando discreti risultati in Germania, con la cancelleria Merkel che lentamente sta convergendo verso le posizioni francesi. Anche l’Italia del nuovo premier Monti, a patto che l’idea venga condivisa nel sistema europeo, e non applicata in maniera individuale, sembra essere convinta della necessarietà dell’applicazione.

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Lun 09/01/2012 da Roberto Rossi in

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