Unicredit riprende quota: nessun problema sull’aumento di capitale

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unicredit titolo azione

Unicredit , dopo aver finalmente arrestato il suo crollo in Piazza Affari, sta avviando una poderosa risalita. Per comprendere le motivazioni della frana prima, della stabilizzazione poi, e del rimbalzo quindi, occorre compiere un piccolo passo indietro e tornare alla scorsa settimana, quando fu annunciato il piano di ricapitalizzazione da 7,5 miliardi di euro (la più grande ricapitalizzazione mai effettauta da una banca italiana), a condizioni di “sconto” che non hanno convinto gli stakeholders.

L’Eba fiduciosa su Piazza Cordusio. Uno dei principali sponsor della ripresa di Unicredit è stata l’Eba, in questi giorni al centro di una disputa tecnica e sostanziale con l’Abi. L’Autorità bancaria europea si dice soddisfatta del lavoro di Unicredit, e convinta che al termine della ricapitalizzazione, il titolo ne uscirà molto più forte, con un ruolo di primo piano all’interno del panorama continentale bancario.

Aumento di capitale senza problemi? Dopo i dubbi degli ultimi giorni, sembra che non siano più grandi ostacoli per il naturale completamento dell’operazione di aumento di capitale di Unicredit. I soci azionisti hanno fatto sapere di essere interessati alla sottoscrizione, impegnandosi anche sul fronte del debito pur di partecipare alla transazione. Nuovi partner stanno rastrellando i diritti di opzione (le cui quotazioni stanno rimbalzando in maniera importante).

I dubbi su Blackrock. Probabile che la Consob continui ad indagare sugli strani scossoni del titolo Unicredit partendo anche da quanto accaduto in casa Blackrock. Il fondo americano ha infatti dapprima sparso la notizia di una vendita delle quote in Unicredit al di sotto del 2%, per poi rettificare e dichiarare di mantenere ancora il controllo del 3% del capitale. Un “errore” che a qualcuno è sembrato volontario.

“Colpa” anche dell’Eba. La ricapitalizzazione imposta dalle autorità europee ha trovato un riscontro da parte di Unicredit con uno sconto sul prezzo pari al 43%. Una riduzione che non ha convinto molti analisti, che infatti temono continue flessioni nel prezzo delle azioni di Unicredit, pur riaprendo spiragli di aumento della capitalizzazione di mercato nel corso del medio lungo termine, quando la società potrà nuovamente imporsi su fronte europeo con un patrimonio ben più forte, e con una compagine azionaria meno caratterizzata dalle Fondazioni, e più contraddistinta dagli investitori istituzionali.

Ragioni non tecniche dietro il crollo? Tuttavia, il crollo cui è soggetta Unicredit negli ultimi giorni può essere solo in parte ascrivibile a ragioni meramente tecniche. Per tale motivo, Consob ha già aperto un’indagine sulla possibile violazione delle restrizioni sulle vendite allo scoperto (short selling) che all’inizio della crisi era stata imposta come ostacolo agli intenti speculativi.

Le scelte degli azionisti. Da oggi, ad ogni modo, gli azionisti Unicredit hanno due scelte: vendere il diritto di opzione sul mercato secondario, oppure sottoscrivere le nuove azioni esercitando la facoltà. Una scelta non facile, considerata l’instabilità delle condizioni del mercato regolamentato per quanto concerne le quotazioni del titolo.

Nuovi partner in vista? Le voci di possibili avvicinamenti con nuovi partner industriali hanno tuttavia generato un rinnovamento di interesse per l’azione bancaria Unicredit, che dovrebbe pertanto riequilibrarsi su soglie più consone nel corso delle prossime settimane.

Gio 12/01/2012 da Roberto Rossi in ,

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Mabel 20 febbraio 2012 20:44
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This post was mionetned on Twitter by Maria Flavia Vanni, Abcde eFFe. Abcde eFFe said: RT @arturocravani: A proposito di #rogodilibri, ecco cosa succedeva in Argentina anni fa:

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Vishal 22 febbraio 2012 07:39
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Suglir srcvie:Io non sto con Fini, tra amici e partenti non conosco nessuno che la pensi come lui e penso che questi commenti siano dei fake

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