Windjet fallisce, perché è precipitata la compagnia aerea siciliana?

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windjet2012

Windjet è vicina al fallimento. La compagnia aerea low cost siciliana, che aveva permesso a decine di migliaia di viaggiatori di poter varcare i confini regionali con costi molto concorrenziali, è prossima al passaggio a miglior (?) vita. Ma come è stato possibile assistere al crollo della società? Quali sono le motivazioni che hanno portato il vettore sulla probabile strada che conduce al Tribunale?

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Ricostruire in poche righe quanto accaduto a Windjet non è facile. Cerchiamo tuttavia di riassumere i principali passaggi.

Il destino delle compagnie low cost italiane

A ben vedere il mercato italiano degli ultimi anni, il destino di Windjet non è certamente stato eslcusivo o isolato. E’ infatti sufficiente far cenno a Volare, My Air, Livingstone, o ancora Gandalf, Alpi Eagles, ItAli e altre ancora, per poter ripercorrere la storia della crisi dei cieli tricolori. Alcune di queste (come Volare, che è rientrata all’interno del gruppo Alitalia, o Livingstone, che è stata assorbita nel recinto di Riccardo Toto) sono state “salvate” e rilanciate. Di altre non si sa più nulla.

A ciò si aggiunga che non tutte le compagnie aeree che sopra abbiamo ricordato erano, tecnicamente, delle low cost. Eppure, tutte avevano almeno un segmento fondamentale in questo settore. Una linea comune che non può esser classificata come una semplice coincidenza, sebbene non possa nemmeno indursi come determinante per il fallimento di simili iniziative.

Insomma, le compagnie low cost possono rimanere sul mercato, e gli esempi di Ryanair e EasyJet sono sotto gli occhi di tutti. Altre invece non riescono a sostenere la propria solvibilità, ed entrano in crisi. Perchè?

Le cause del crollo di Windjet

Il funzionamento delle low cost è apparentemente molto semplice: offrire un servizio a prezzi estremamente concorrenziali su base stabile, in cambio di scarsi add-on al prodotto base. Ma non sempre funziona, e la fattispecie di Windjet ne è un’altra testimonianza.

Ce lo spiega il docente di gestione delle compagnie aeree alla Luiss di Roma, Gregory Alegi, in un’intervista rilasciata alla Stampa. “Quella delle low cost è stata la formula magica del trasporto aereo solo per le primissime compagnie che ci hanno provato. Michael O’Leary, il fondatore di Ryanair, è stato bravissimo a comprare 200 aerei nuovi, andando dalla Boeing in un momento di gravissima crisi del mercato e dicendo: ve li compro, ma il prezzo lo faccio io. È partita una grande avventura, per anni Ryanair e EasyJet hanno rappresentato una ventata di freschezza e libertà rispetto alle compagnie tradizionali. Ma quando sono diventate a loro volta dei giganti, hanno bloccato l’ingresso delle nuove low cost – afferma il professore.

Ma in che modo sarebbe avvenuto questo blocco concorrenziale? “Ryanair e EasyJet hanno trovato ottima accoglienza in molti aeroporti minori che hanno rivitalizzato con i loro voli, ottenendo in cambio facilitazioni e sovvenzioni. Un esempio fra i tanti è quello denunciato poco tempo fa da Meridiana. Calcola Meridiana che Ryanair a Verona riceve 25 euro di sovvenzioni a passeggero. È chiaro che a queste condizioni nessun operatore nuovo entrante può competere. WindJet ha fatto un tentativo legittimo di inserirsi, e finché il mercato è andato bene per tutti è riuscita a quadrare i conti, ma con la crisi ha perso quota” – afferma ancora Alegi.

Evitare una nuova Windjet

Ma è possibile migliorare lo scenario dei cieli italiani, ed evitare che nuove Windjet possano subire la stessa sorte?

E’ ancora il docente della Luiss a spiegarci come potrebbe avvenire la rinascita del settore nazionale e internazionale. Il professore suggerisce infatti “alle autorità antitrust, anche europee, di esaminare con più attenzione la posizione dominante delle grandi low cost, verificando che gli accordi con gli aeroporti non nascondano sovvenzioni pubbliche”.

Secondo Antonio Bordoni, le cui considerazioni sono state riportate sempre sulla Stampa, “le low cost italiane si attribuiscono troppo facilmente l’etichetta di low cost, solo perché fanno pagare i biglietti un po’ meno. In realtà una vera low cost deve avere una struttura costi/ricavi molto aggressiva. Ryanair e EasyJet ce l’hanno, le loro emule italiane no”.

Intanto, però, il fallimento della Windjet ha fatto scoppiare il caos in molti aeroporti italiani.

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Lun 13/08/2012 da Roberto Rossi in

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