La Banca centrale giapponese ha annunciato una nuova riduzione dei tassi di interesse quale misura per fronteggiare la crisi economica e finanziaria; nel dettaglio, la riduzione dei tassi è stata di 20 punti base, dallo 0,30% allo 0,10%. La decisione non è stata comunque presa all’unanimità, visto che una nota della BOJ recita che ci sono stati sette voti favorevoli al taglio contro un voto contrario.
Il Consiglio di Amministrazione di Geox, ha approvato il dati relativi ai primi nove mesi del 2008, caratterizzati da un risultato netto in moderata crescita (+3%) a 134 milioni di euro, a fronte però di un giro d’affari cresciuto a cambi correnti del 15%. La società del fondatore e presidente, Mario Moretti Polegato, ha inoltre reso noto alla comunità finanziaria che il portafoglio ordini per la stagione primavera/estate 2009 registra un incremento del 7%.
Uno dei principali produttori automotive giapponesi, Honda, ha annunciato che i propri utili relativi al secondo trimestre dell’anno sarebbero diminuiti del 41%. Tra le determinanti più importanti di tale risultato deludente, vi sarebbe il calo della domanda statunitense, e il cambio valutario dello yen, che avrebbe eroso i profitti di periodo.
In Ucraina la crisi finanziaria ha lasciato il segno, la liquidità scarseggia e l’instabilità sul fronte politico di certo non aiuta; per il prossimo mese di dicembre, infatti, sono state fissate le elezioni anticipate, con la conseguenza che la valuta locale sta registrando nuovi deprezzamenti.
Il Venezuela, a causa del crollo dei prezzi del petrolio, è uno dei Paesi a rischio di revisione al ribasso della propria solidità finanziaria, specie se la crisi mondiale del credito continuerà ad imperversare in lungo ed in largo. Per il momento, pur tuttavia, l’Agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating di “BB-” sul debito del Venezuela, nonostante le attese di un’inflazione al 30% per quest’anno e del 26% nel 2009.
Nel mondo a rischiare il fallimento a causa della crisi finanziaria internazionale non sono solo le società quotate, ma anche i governi. Ne sa qualcosa la piccola Islanda che sta attraversando il periodo più buio della storia moderna dopo aver sostanzialmente nazionalizzato tutto il sistema bancario.
La dirompente crisi finanziaria ha lasciato il segno anche sull’orientamento della Federal Reserve in materia di politica monetaria. Il presidente Ben Bernanke, infatti, nel corso di un intervento presso la ‘National Association for Business Economics’, ha fatto intendere che la Banca centrale a stelle e strisce è pronta a sostenere l’economia abbassando il livello dei tassi di interesse, attualmente posizionato al 2%.
Lunedì da dimenticare per le Borse europee, e non solo. A Milano lo SP/Mib perde l’8,24%, facendo registrare il peggior calo da dieci anni a questa parte; male anche Londra, che perde il 7,85%, con l’Ftse100 sotto quota 4.590 punti. In tutto, le Borse del vecchio continente sono riuscite a perdere, in una sola giornata, l’equivalente di oltre 440 miliardi di euro, con il DjStoxx600 che ha perso più del 7%.
La ritrovata stabilità del dollaro rispetto alle principali valute, ed in particolare sull’euro, unitamente al calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, è una buona notizia per il comparto azionario, ed in particolar modo per il settore finanziario, ma la crisi del credito potrebbe non essere finita.
Gli utili della società Nikon, la seconda produttrice al mondo di fotocamere, sono calati del 23% durante il primo trimestre dell’anno fiscale in corso. La società ha imputato alla forza valutaria dello yen, e ai suoi influssi negativi sulle esportazioni statunitensi, la principale causa di questo cattivo andamento dei profitti netti.
Il Consiglio di Amministrazione del gruppo Saras, riunitosi nella giornata di ieri sotto la presidenza di Gian Marco Moratti, ha approvato i dati di bilancio del primo semestre del 2008, giudicati soddisfacenti dai vertici dell’azienda anche in scia agli effetti negativi del rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro e dell’incremento del prezzo del greggio che ha contribuito all’inasprimento dei costi.
(5 Luglio) Seduta tinta di rosso per la Borsa americana che dopo il tentativo di recupero a metà giornata archivia un risultato negativo. I dati sugli stipendi e sulla spesa delle famiglie preoccupano gli operatori. Il Dow Jones chiude in regresso dello 0,37% a 11284, lo S&P500 cede lo 0,90% a 1249 punti, il Nasdaq infine arretra dell’1,10% a 2285 punti.
(1 Agosto) I dari macro comunicati risollevano i timori sulla recessione e la trimestrale di Exxon Mobil, gigante del petrolio USA, guida al ribasso i listini. Il Dow Jones cede l’1,78% a 11378 punti, lo Standard & Poor’s 500 perde l’1,31% a 1267, l’indice tecnologico Nasdaq contiene le perdite a -0,18% a 2325 punti.
(30 Luglio) La Borsa statunitense rimbalza dopo le flessioni degli ultimi due giorni e archivia una seduta in corsa di oltre 2 punti percentuali. A dare il buon umore agli operatori la debolezza del greggio e la fiducia dei consumatori oltre le attese. Il Dow Jones avanza del 2,36%, il Nasdaq sale del 2,45%, lo S&P 500 guadagna il 2,31%.