Il colosso energetico ENI ha reso noto d’essersi aggiudicata ben sei nuove licenze esplorative in Gabon che presentano un potenziale elevato ed un’estensione complessiva per le attività di esplorazione pari a 8 mila chilometri quadrati.
Il colosso energetico ENI ha reso noto d’essersi aggiudicato un’importante licenza di esplorazione in Algeria a seguito di una gara promossa a livello internazionale dall’ALNAFT, l’Agenzia Nazionale per la Valorizzazione degli Idrocarburi.
Il colosso energetico Eni ha reso noto d’essersi aggiudicato due licenze nel Mare del Nord britannico nell’ambito di un piano di espansione datato nel Regno Unito dal lontano 1964. Nel dettaglio, le due licenze sono state acquisite da ENI nell’ambito del 25-esimo ‘Oil and Gas Licensing Round’ organizzato dal Dipartimento dell’Energia e dei Cambiamenti Climatici del Regno Unito.
Le quotazioni del petrolio hanno fatto registrare nella settimana appena conclusasi uno dei ribassi più ampi degli ultimi 20 anni; l’inasprimento della recessione economica, unitamente alle recenti decisioni dell’OPEC hanno contribuito a far sprofondare le quotazioni di circa 25 punti percentuali nell’arco di una settimana.
Nonostante il crollo verticale degli ultimi quattro mesi, il cartello dell’OPEC, riunitosi nella giornata di ieri al Cairo, ha preso la decisione di mantenere invariate, almeno per il momento, le quote di produzione del greggio. La decisione di lasciare stabili i livelli di produzione sembra comunque avere i giorni contati: il taglio alla produzione è infatti fissato per il prossimo 17 dicembre, quando si terrà un’altra riunone, stavolta in Algeria.
Il Ministro Claudio Scajola ha dichiarato che l’Italia sarà in grado di usufruire dell’energia nucleare nel 2018, grazie alla realizzazione di una serie di reattori (una decina) entro i prossimi due decenni. Sembra quindi avvicinarsi, almeno stando a quanto sostengono le autorità governative, il ritorno del nucleare nella Penisola.
Il colosso energetico ENI ha archiviato il terzo trimestre del 2008 con risultati eccellenti, caratterizzati da una crescita dell’utile operativo del 46,1% a 6,2 miliardi di euro a fronte di un utile netto balzato del 52,7% a 2,89 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2007.
Il Venezuela, a causa del crollo dei prezzi del petrolio, è uno dei Paesi a rischio di revisione al ribasso della propria solidità finanziaria, specie se la crisi mondiale del credito continuerà ad imperversare in lungo ed in largo. Per il momento, pur tuttavia, l’Agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating di “BB-” sul debito del Venezuela, nonostante le attese di un’inflazione al 30% per quest’anno e del 26% nel 2009.
Sono sempre di più le voci che si accodano tra le schiere di chi auspica una riduzione nella produzione giornaliera di barili di petrolio. Nelle scorse ore è stata la volta del Ministro del Petrolio iraniano, Gholamhossein Nozari, secondo il quale l’OPEC dovrebbe prontamente provvedere a una riduzione nella produzione di greggio nella misura di 2 milioni di barili giornalieri.
Grazie ad una imponente raffica di acquisti, nella sessione di ieri la piazza di Wall Street è riuscita a ribaltare le sorti di una sessione caratterizzata da una forte volatilità. In particolare, il Dow Jones, dopo aver toccato un pesante minimo intraday a 8.197 punti, è riuscito a chiudere con un balzo del 4,68% a 8.979 punti; allo stesso modo, il Nasdaq e l’S&P500 hanno guadagnato a fine seduta, rispettivamente, il 5,49% ed il 4,25%.
Quella di ieri è stata un’altra sessione da dimenticare a Wall Street per il mercato azionario americano. In scia al pessimo dato sulle vendite al dettaglio, infatti, i listini sono tornati sotto pressione fino a concludere la seduta con forti ribassi; nel dettaglio, il Dow Jones è di nuovo crollato sotto il livello dei 9.000 punti, chiudendo a 8.577,91 (-7,87%), mentre il Nasdaq e l’S&P500 hanno perso, rispettivamente, l’8,47% ed il 9,03%.
Il crollo del prezzo del petrolio, unitamente alla crisi finanziaria internazionale, hanno messo al tappeto la Borsa russa, ed in particolare i due principali indici azionari, il MICEX e l’RTS, che nella giornata di ieri hanno vissuto un’altra sessione all’insegna del panico. Le contrattazioni, a causa del crollo verticale di tutti i titoli guida, sono state ben presto sospese e rimarranno tali almeno fino a venerdì.
La dirompente crisi finanziaria ha lasciato il segno anche sull’orientamento della Federal Reserve in materia di politica monetaria. Il presidente Ben Bernanke, infatti, nel corso di un intervento presso la ‘National Association for Business Economics’, ha fatto intendere che la Banca centrale a stelle e strisce è pronta a sostenere l’economia abbassando il livello dei tassi di interesse, attualmente posizionato al 2%.
Come confermato dalla stessa società, Snam Rete Gas costruirà una sezione del gasdotto che trasporterà il gas naturale dall’Algeria all’Italia. L’intesa, stipulata con la Galsi, la società che gestire l’intera linea, era nell’aria da diverso tempo, ma è stata confermata ufficialmente solo di recente.