Il tasso di disoccupazione non accenna ad arrestare la propria crescita all’interno dei confini statunitensi. Stando agli ultimi dati diffusi, infatti, la disoccupazione nelle grandi città del Paese starebbe galoppando con un ritmo impressionante. A dirlo è il Dipartimento del Lavoro, secondo cui in ben sedici aree metropolitane della nazione il tasso avrebbe superato il 15%.
Contrariamente alle previsioni, durante il mese di luglio le vendite al dettaglio in Nuova Zelanda si sono contratte per il secondo mese consecutivo, evidenziando come, probabilmente, l’uscita dalla peggiore recessione degli ultimi trent’anni per la zona in oggetto sarà più lunga e difficoltosa di quanto precedentemente stimato.
Il governo statunitense ha annunciato che durante il mese di agosto il Paese americano avrebbe perso altri 216.000 posti di lavoro, portando il numero delle persone prive di un’occupazione da almeno sei mesi a quota 5 milioni di unità. Quanto riportato dall’analisi dell’amministrazione statunitense si rivela in linea con quanto previsto dalla maggioranza degli economisti.
Alan Greenspan ha dichiarato qualche giorno fa che l’economia statunitense si sta preparando a chiudere il 2009 con due trimestri di crescita economica che potrebbero portare a un fine anno meno negativo di quanto previsto. Il secondo semestre 2009 dovrebbe pertanto condurre un pò di soddisfazioni in America, sebbene le preoccupazioni non siano certamente scomparse.
Per il nono mese consecutivo, durante il periodo di maggio in Giappone si è registrato un nuovo calo delle vendite al dettaglio. Stando alle dichiarazioni del Ministro del Commercio dell’arcipelago asiatico, questa nuova contrazione sarebbe stata generata da un ulteriore peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Di conseguenza, le vendite sono calate del 2,8% su base annua, contro previsioni degli analisti che davano la flessione dei ricavi al dettaglio compresa tra il 2,5% e il 2,6%.
Secondo quanto sostiene un report governativo, il tasso di disoccupazione sarebbe calato in 21 Stati durante il mese di aprile; in altri 11 non si sarebbe registrata alcuna variazione significativa in entrambi i sensi, mentre in 18 Stati (e a Washington D.C.) il tasso di disoccupazione sarebbe cresciuto ancora.
Secondo un recentissimo studio condotto dalla NABE (National Association of Business Economists), la recessione statunitense sarebbe oramai prossima a una rapida fine. Ciò tuttavia non equivale a un ritorno alla “normalità”: secondo l’analisi infatti, i prezzi delle case continueranno a calare ancora per diversi mesi, mentre la disoccupazione dovrebbe proseguire nella sua corsa al rialzo.
Secondo quanto rivelano le fonti statistiche ufficiali per il Canada, il tasso di disoccupazione nel Paese nordamericano sarebbe giunto a un livello massimo da sette anni a questa parte durante il mese di marzo: il numero dei posti di lavoro persi nello scorso mese è infatti salito a quota 61.300 unità, per un dato che si riferisce ai soli rapporti di lavoro contraddistinti da contratti a tempo indeterminato.
Dopo le stime provvisorie fornite negli scorsi giorni, è ora ufficiale il dato relativo all’occupazione statunitense nel mese di marzo. Secondo quanto sostengono le fonti statistiche, infatti, nello scorso mese l’America ha visto scomparire ben 663.000 posti di lavoro, bruciati a causa dell’inasprimento della crisi economica che sta colpendo in maniera piuttosto intensa soprattutto il territorio statunitense.
La spesa dei consumatori americani sta rallentando visibilmente, complice la crisi finanziaria ed economica che sta riducendo la domanda di prodotti e servizi a livello locale e internazionale. La spesa ha infatti subito una frenata durante il mese di febbraio, con analisi previsionali sul futuro a breve termine che confermano un prolungamento del trend anche nel corso dei prossimi mesi.
Lloyds Banking Group potrebbe presto annunciare un nuovo piano di riduzione della forza lavoro, contraddistinto dalla chiusura di alcune filiali: un modo, quello che il gruppo britannico potrebbe rilanciare, per ritrovare la redditività perduta nelle proprie strutture aziendali; un modo, tuttavia, che non potrà che aggravare la situazione della disoccupazione nel Regno Unito, nuovamente in aumento durante queste settimane.
Un nuovo calo per i prezzi delle proprietà immobiliari britanniche. Secondo quanto ci rivela Hometrack, infatti, i prezzi delle case in Gran Bretagna sono precipitate del 10% su base annua durante il mese di gennaio, con il peggior passo indietro dal 2001 ad oggi: a pesare sul dato, la crescente disoccupazione e una stretta creditizia da parte degli istituti di credito locali.