Nemmeno il tempo di commentare, con un briciolo di soddisfazione, le considerazioni che in queste ore stanno giungendo circa la conclusione della fase più acuta della crisi, che già si manifestano alcune voci contrarie piuttosto autorevoli. Su tutte, quella del numero 1 del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss - Kahn, il quale ha dichiarato che il peggio della crisi economica globale potrebbe ancora non esser giunto.
L’economista Premio Nobel Paul Krugman ha recentemente dichiarato che la “caduta libera” dell’economia globale sarebbe oramai giunta alla fine, e che pertanto vi sarebbe lo spazio - già nel breve periodo - per la comparsa di alcuni segnali di risalita più chiari di quelli manifestatisti nel corso delle ultime settimane.
Secondo una ricerca condotta dal Fondo Monetario Internazionale, l’economia mondiale subirà una contrazione compresa tra lo 0,5% e l’1% durante il 2009. Stando ai frutti dell’analisi - riportata pubblicamente in un’intervista al managing director Dominque Strauss-Kahn - è probabile che il pianeta possa assistere a una ripresa della crescita a partire dai primi due trimestri del 2010.
Nel mondo la crescita economica quest’anno si attesterà sui livelli peggiori dal dopoguerra a questa parte. A stimarlo è il Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al ribasso la crescita mondiale a causa dell’ulteriore deterioramento della situazione economica in tutto il mondo registrato nell’ultimo trimestre dello scorso anno.
Via libera da parte del Fondo Monetario Internazionale ad una linea di credito di poco superiore ai 400 milioni di euro in favore della Serbia, la quale è chiamata dietro tale concessione a mettere a punto misure finalizzate al contenimento delle pressioni inflazionistiche ed allo sviluppo del tessuto imprenditoriale.
La crisi economica e finanziaria si fa sentire anche sul Baltico, al punto che la Lettonia nelle scorse settimane ha dovuto chiedere con urgenza aiuto al Fondo Monetario Internazionale al fine di reperire fondi. Il prestito servirà per mettere a punto un piano di risanamento dopo che la recessione, tra l’altro, ha contribuito a far decollare nel Paese il livello del debito pubblico.
Dopo tante cattive notizie, finalmente il Fondo Monetario Internazionale contribuisce a risollevare gli umori degli analisti, dichiarando, per voce del suo direttore - Dominique Strauss-Kahn, che l’apice della crisi internazionale legata alla ben nota vicenda dei mutui subprime è probabilmente alle spalle.
Le nuove previsioni sulla crescita del prodotto interno lordo italiano comunicano che l’incremento stimato per l’anno in corso dovrebbe assestarsi allo 0,6%, 0,3% in più rispetto a quanto indicato dal Fondo Monetario Internazionale in una recente pubblicazione.
Paiono pertanto confermate le analisi prodotte dal Governo un mese e mezzo fa, quando fu preannunciata una crescita della produzione industriale lorda pari appunto allo 0,6%, il doppio di quanto stimato dal FMI.
Secondo quanto dichiarato dalla Banca Centrale Europea in occasione della presentazione del proprio rapporto per l’anno 2007, la crisi economica internazionale in atto sarà piuttosto lunga. Le preoccupazioni maggiori, per l’istituzione finanziaria, sono legate soprattutto alle turbolenze dei mercati del credito e all’inflazione.
Stando alle analisi della Banca Centrale Europea, inoltre, il sistema bancario dei Paesi dell’eurozona sarà più soggetto a rischi rispetto al recente passato. Della stessa opinione sembra essere anche il Fondo Monetario Internazionale, che ha dichiarato che la crisi “non sarà breve”, e che la frenata economica degli Stati Uniti sarà assorbita dall’Europa nella misura del 40-50%.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale la crisi generata dai mutui subprime statunitensi avrebbe un costo complessivo di circa 1.000 miliardi di dollari. E il peggio, sostiene l’istituzione, ancora non si è visto.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale la crescita di Eurolandia nel 2007 sarà dell’1,3%, che, a ben vedere, è davvero poca cosa rispetto alle percentuali di crescita dei Paesi Emergenti, anch’esse tuttavia ritoccate al ribasso dopo la recente crisi internazionale, e con le quali è veramente difficile (e forse anche prettamente inutile) cercare di fare un confronto in termini relativi.