Avatar, il colossal di James Cameron, ha ottenuto 232,2 milioni di dollari di ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti del proprio weekend di programmazione nelle sale di tutto il mondo. In particolare, il film della News Corp. ha fatto il botto, come era lecito attendersi, specialmente negli Stati Uniti e in Canada ottenendo, nella sola terra natìa, ricavi pari a 73 milioni di dollari. SI tratta, ricorda l’Hollywood.com Box-Office, del secondo miglior debutto per una release del mese di dicembre.
Il periodo natalizio negli Stati Uniti si è rivelato più avaro di soddisfazione rispetto a quanto previsto dagli analisti. Il ritmo di crescita dei ricavi da vendita dei negozianti al dettaglio, infatti, ha subito il rallentamento più evidente delle ultime quindici settimane. Pare che a influenzare negativamente il buon andamento della ripresa del mercato sia stato soprattutto il fattore climatico, con nevicate piuttosto ampie che hanno in alcuni casi costretto i negozianti a tenere abbassate le serrande dei propri esercizi commerciali, e numerosi consumatori a rinviare gli acquisti.
McDonald’s, la catena di fast food più importante del mondo, ha dichiarato che i propri ricavi di vendita a livello globale sono cresciuti dello 0,7% durante il mese di novembre, al di sotto della media delle stime degli economisti. Si tratta inoltre dell’incremento più lieve degli ultimi cinque anni: un dato che non ha certamente fatto saltare di gioia gli azionisti dell’azienda, con un mercato che non ha gradito il risultato economico dell’undicesimo mese dell’anno. Le azioni della compagnia hanno infatti ceduto quasi il 3% nelle ore precedenti l’apertura delle negoziazioni ordinarie alla Borsa di New York, nel giorno dell’annuncio dei dati.
Il costo della vita negli Stati Uniti cresce ad ottobre oltre le stime degli analisti. Il Dipartimento del Lavoro ha infatti dichiarato che durante il decimo mese del 2009 i prezzi al consumo hanno subito una variazione positiva dello 0,3%, dopo un incremento pari allo 0,2% registrato nell’arco del mese di settembre. Escludendo i prodotti alimentari e i costi derivanti dall’utilizzo energetico, l’indice dei perzzi al consumo ha invece subito una variazione dello 0,2%.
Ci aveva sperato, la compagnia giapponese, ma alla fine i dati diffusi dall’NPD non hanno dato scampo alla realtà. Nintendo si deve infatti “accontentare” di una quota del mercato videoludico statunitense pari al 48%, fallendo il tentativo di conquistare una fetta maggioritaria della torta relativa al mercato più importante dell’industria gaming: l’azienda di Kyoto aveva anche abbassato del 20% i prezzi delle Wii, ma la mossa non è servita a conquistare i 2 punti percentuali mancanti.
McDonald’s, la più nota catena di fast food al mondo, ha annunciato che le proprie vendite globali sono cresciute del 3,3% durante il mese di ottobre, oltre le attese degli analisti. I ricavi nei ristoranti statunitensi aperti da almeno 13 mesi hanno invece subito una contrazione dello 0,1%, più che controbilanciata dalla ottima performance europea: nel vecchio Continente, infatti, la società dell’Illinois ha ottenuto in aumento del 6,4% dei ricavi.
Il noto attore americano Bruce Willis investe nella vodka. La decisione è stata annunciata dalla stessa compagnia beneficiaria dell’intervento del protagonista di Die Hard, che ha deciso di investire nella Belvedere SA, un’azienda franco-polacca produttrice di alcolici. Ovviamente, alla pubblicazione dell’annuncio, le azioni della società europea hanno compiuto un bel balzo in avanti durante la giornata di negoziazioni alla borsa parigina.
3M, produttore di una vasta serie di prodotti per l’ufficio (e non solo), ha recentemente dichiarato di aver stanziato circa 1 miliardo di dollari da utilizzare in acquisizioni entro i prossimi dodici mesi. La notizia, annunciata ad opera del chief executive officer George Buckley, potrebbe comportare delle conseguenze particolarmente interessanti per un buon numero di start up presenti sul mercato, che potrebbero finire - come già accaduto in passato - nell’ambito del colosso statunitense.
Il tasso di disoccupazione non accenna ad arrestare la propria crescita all’interno dei confini statunitensi. Stando agli ultimi dati diffusi, infatti, la disoccupazione nelle grandi città del Paese starebbe galoppando con un ritmo impressionante. A dirlo è il Dipartimento del Lavoro, secondo cui in ben sedici aree metropolitane della nazione il tasso avrebbe superato il 15%.
General Motors, il noto produttore auto recentemente coinvolto in situazioni di crisi, ha annunciato l’intenzione di richiamare 2.400 lavoratori all’interno delle proprie fabbriche in Michigan, nel Kansans e nell’Indiana. La società ha giustificato l’operazione sostenendo di avere necessità di maggiori risorse umane al fine di poter soddisfare al meglio la crescente domanda per alcuni veicoli della propria gamma, Buick LaCrosse e Chevrolet Malibu in testa.
TNS Media Intelligence, società di ricerca con sede a New York, sostiene che la spesa pubblicitaria statunitense durante il primo semestre dell’anno si sarebbe arrestata poco al di sotto della quota dei 61 miliardi di dollari: un freno piuttosto significativo alla crescita dell’advertising, per la quale si prevedono dei periodi non proprio felici.
Le vendite dei dettaglianti statunitensi sono cresciute, ad agosto, toccando un ritmo di sviluppo mai osservato durante gli ultimi tre anni. A generare particolare beneficio nei ricavi sarebbe stato soprattutto il sorprendente andamento del mercato automotive, spinto a sua volta al rialzo dagli effetti del piano di incentivi governativi.
Gli economisti di Goldman Sachs sostengono che la Federal Reserve manterrà inviariati i tassi di interesse di riferimento ancora per diversi anni, confermando il minimo storico cui sono giunti. Gli analisti del gruppo dichiarano infatti che la massima istituzione monetaria americana sarebbe disposta a questa strategia pur di aiutare le società e i consumatori del Paese.
Il governo statunitense ha annunciato che durante il mese di agosto il Paese americano avrebbe perso altri 216.000 posti di lavoro, portando il numero delle persone prive di un’occupazione da almeno sei mesi a quota 5 milioni di unità. Quanto riportato dall’analisi dell’amministrazione statunitense si rivela in linea con quanto previsto dalla maggioranza degli economisti.